Al Lido di Alghero si scatena la guerra dei chioschi
Calvario d’un imprenditore sassarese: rifiutata l’autorizzazione per un baretto ma sulla sua area ne esiste già uno non suo
ALGHERO. L’idea era di crearsi un lavoro: un investimento per l’acquisto di un terreno di fronte al mare, la realizzazione di un chiosco, l’idea di crescere, offrire servizi sempre più ampi e scommettere sul turismo. Una sfida affrontata con ottimismo ma non a cuor leggero: anche se Sassari e Alghero distano sempre meno, lasciare la propria città e trasferirsi è comunque una scelta di vita. Ma dopo i primi passaggi i sogni balneari di un sassarese e della sua famiglia si sono scontrati con gli intoppi di una burocrazia farraginosa e non sempre coerente. Scavando a fondo l’involontario protagonista di quest’odissea amministrativa ha maturato il sospetto che le leggi non siano proprio uguali per tutti.
Così è iniziato il pellegrinaggio tra uffici pubblici, caserme, avvocati e magistrati, con la volontà, ferma e incrollabile, di coltivare il suo sogno: crearsi un lavoro. Tutto inizia con l’acquisto insieme a un fratello di un terreno al Lido di Alghero, un appezzamento di 560 metri quadri che si estende per 56 metri lineari tra il muro lungo la pista ciclabile e l’arenile demaniale. Già all’atto di compromesso, la famiglia chiede l’autorizzazione per realizzare il chiosco. L’ok del Suap arriva solo a fine giugno dello scorso anno, c’è giusto il tempo di fare i lavori, ma l’estate se ne va in un amen. Per cercare di rifarsi delle spese sostenute, ma anche per offrire servizi turistici in un periodo più lungo, il 24 ottobre il proprietario del chiosco chiede al Suap l’estensione del periodo d’installazione del prefabbricato.
Il 3 dicembre arriva il parere negativo. Tra le motivazioni, una in particolare fa sobbalzare tutta la famiglia: tra un’attività e un’altra ci devono essere almeno 50 metri, lo dice il Piano dei litorali. Da qui partono le verifiche e si scopre che nella loro proprietà privata esiste un altro chiosco in piena attività. I legali della famiglia scrivono al Comune. Una, due, tre volte: niente, nessuna risposta. Sino al 17 luglio, quando arriva l’interdizione dall’esercizio delle attività di somministrazione di alimenti e bevande.
Immediato il ricorso al Tar Sardegna che lo scorso 8 agosto ha accolto la loro domanda cautelare è ha sospeso il provvedimento del Comune sino al 16 settembre 2016, data fissata per la trattazione collegiale della vicenda. Il primo round è vinto.
Ma nel frattempo il pasticcio ha svelato dei possibili risvolti penali di cui si sta occupando ora la procura della Repubblica di Sassari. Per capire come un altro chiosco sia “finito” in quella proprietà privata.
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