La Nuova Sardegna

Alghero

La guerra dei chioschi finisce in Procura

di Gian Mario Sias
La guerra dei chioschi finisce in Procura

Non si ferma l’imprenditore sassarese, proprietario di un baretto interdetto all’attività dal Comune e riaperto dal Tar

2 MINUTI DI LETTURA





ALGHERO. La guerra dei chioschi finisce in Procura. Dopo aver vinto il primo round di fronte al Tar Sardegna, che lo scorso 8 agosto ha accolto la sua domanda cautelare e ha sospeso il provvedimento con cui il 17 luglio il Comune di Alghero lo aveva interdetto dall’attività di somministrazione di alimenti e bevande, il proprietario di uno dei baretti che si affacciano sul lido di Alghero intende andare sino in fondo.

Frugando tra le carte per capire cosa impedisse agli uffici comunali di farlo lavorare, il giovane imprenditore di Sassari ha scoperto che all’interno del piccolo pezzo di terreno acquistato insieme al fratello c’è un altro chiosco. Si tratta di una struttura che esercita nello stesso settore ed è regolarmente autorizzata dagli stessi uffici che gli hanno impedito di iniziare la propria attività sino alla settimana scorsa, quando il tribunale amministrativo regionale ha sospeso temporaneamente il divieto a suo carico e ha rinviato ogni decisione al 16 settembre del 2016.

Per ora nessuno è formalmente iscritto nel registro degli indagati, ma della vicenda si sta occupando il sostituto procuratore Corinna Carrara. Nella denuncia piuttosto circostanziata che i proprietari del terreno hanno presentato alla stazione dei carabinieri di Alghero si ipotizzano i reati di falso e abuso d’ufficio. Teatro dello scontro burocratico e giudiziario è un appezzamento di 560 metri quadri che si estende per 56 metri lineari tra il muro della pista ciclabile e l’arenile demaniale, tra il lido Novelli e il Rafel, due delle storiche stazioni balneari algheresi.

In realtà anche gli attuali proprietari dell’altro chiosco potrebbero risultare delle vittime di un pasticcio combinato prima che loro subentrassero nella gestione di quel punto di ristoro, ma resta il fatto che il chiosco si trova dove non dovrebbe essere, ossia all’interno di una proprietà privata. In realtà i sospetti dei proprietari del terreno sono di più e più ampi, perché nella denuncia presentata ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Sassari e al Corpo forestale della Regione rivelano il sospetto che siano stati commessi dei reati ambientali e che gli scarichi di quel chiosco non siano a norma. A breve la Procura di Sassari, raccolte tutte le informazioni del caso e facendo tesoro in qualche misura anche del pronunciamento del Tar Sardegna, deciderà sull’archiviazione della vicenda o sull’apertura di un’indagine vera e propria, con la conseguente individuazione dei responsabili di un corto circuito amministrativo difficile da spiegare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative