Da Alghero a Rondine per “studiare” la pace
Uno studente algherese frequenterà il quarto anno di una scuola interculturale Corrado Carboni si dice soddisfatto della scelta «per il mio futuro e per gli altri»
ALGHERO. La pace è un luogo. È un posto costruito pietra su pietra da un visionario e dai suoi amici. È un borgo in cui ogni anno i giovani che arrivano dalle terre in conflitto imparano le ragioni dell’altro, il valore del rispetto reciproco, della comprensione e dell’amicizia come soluzioni a tutte le guerre. Quel luogo è “Rondine, cittadella della Pace”, in provincia di Arezzo. L’Associazione Rondine, ideata e fondata dall’aretino Franco Vaccari, meno di un mese fa è stata candidata al Nobel per la Pace. L’ennesima prova che Rondine è considerata una delle più alte scuole di specializzazione sui temi della pace: niente studi diplomatici o strategici, tuttavia, solo convivenza, ascolto, confronto e condivisione, per imparare che le differenze non possono e non devono fare paura. Rondine è sede di uno studentato internazionale e ospita ogni anno giovani universitari provenienti dalle terre lacerate dai conflitti. Ora si è aperta agli studenti degli istituti superiori d’Italia, che possono trascorrere un anno nel borgo medievale e frequentare il quart’anno scolastico. È una sorta di “Intercultura”, in terra italiana ma in un posto dal forte carattere internazionale, dedicata alla pace. A Rondine la prima campanella è suonata qualche giorno fa, e tra gli studenti selezionati in tutta Italia c’è anche l’algherese Corrado Carboni, allievo del liceo scientifico “Enrico Fermi”. Corrado vive col padre Vittorio e la sorella Francesca, che fa la seconda media. La mamma è scomparsa qualche mese fa, «però anche lei era contenta della mia decisione di partecipare a questo progetto», dice il ragazzo, che è appassionato di natura, spazio, universo, pallavolo e cinema e sogna un futuro dedicato ad astronomia, astrofisica, ingegneria aerospaziale o tutela dell’ambiente e ingegneria ambientale. «Ma ci sta anche la carriera cinematografica», scherza. «Ho saputo del progetto dal vicepreside della mia scuola, Pietro Sanna – racconta Corrado –; sapeva che volevo mettermi in gioco, quando quelli di Rondine sono venuti a scuola sono impazzito dall’entusiasmo». A Corrado non mancano gli stimoli. «Sento di dover fare qualcosa di più per me, per il mio futuro e per gli altri – afferma – voglio allargare i miei orizzonti, conoscere il mondo». All’inizio «l’idea di lasciare mio padre e mia sorella da soli per un anno mi ha reso un po’ titubante – rivela – ma oggi sento di aver fatto la scelta giusta, mamma sarebbe fiera di me». Da quest’anno in Toscana Corrado si aspetta molto. «Credo che alla fine sarò molto cambiato, in pochi giorni mi sento già diverso, più ricettivo, più aperto e più sicuro – spiega il giovane – e sono convinto che sarà un gruppo meraviglioso, siamo già diventati tutti amici». Sul progetto al quale dedicarsi ha ancora dei dubbi, ma non mancano le idee. «Pensavo a qualcosa sulle problematiche ambientali, ma devo capire come metterla in pratica – conclude Corrado – intanto creerò una sorta di “diario online” per raccontare le esperienze vissute qui».
«La presenza di un giovane di Alghero, che coinvolgerà la sua classe e la sua scuola, rafforzerà la storica collaborazione con la Sardegna – afferma Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine – che hanno una comune vocazione di servizio alla pace nel Mediterraneo». Per Vaccari «la pace si costruisce su rapporti inediti, tra giovani che si mettono in gioco e aprono insieme nuovi orizzonti di impegno comune, ben oltre il tempo presente, segnato da ferite e lutti». Il progetto è riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione come percorso di sperimentazione per l’innovazione didattica. Tra i partner che hanno riconosciuto l’alto valore dei contenuti del progetto c’è la Fondazione Banco di Sardegna, che ha supportato la partecipazione di tre ragazzi sardi, tra i quali Corrado. «È un'opportunità di studio unica, che valorizza lo scambio culturale e permette ai nostri giovani di crescere in un ambiente stimolante, acquisire strumenti e competenze che li aiuteranno a sviluppare la loro vocazione professionale e affrontare e i risolvere i conflitti che spesso minano la coesione sociale anche nella nostra terra», afferma il presidente della Fondazione, Antonello Cabras. «Abbiamo sostenuto la partecipazione al progetto di tre studenti provenienti dal sud, dal centro e dal nord – spiega ancora Cabras – affinché questi giovani tornino nella loro terra e contribuiscano alla crescita e allo sviluppo del loro territorio, condividendo l’esperienza vissuta a Rondine».
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