Distrutta da un incendio la Ecopramal
Pochi dubbi sull’origine dolosa del rogo. Già tre anni fa alcuni sconosciuti avevano tentato di bruciare l’azienda
ALGHERO. Un rogo spaventoso, che ha mandato in fumo i sogni di due giovani imprenditori. Qualcuno li ha presi di mira e due notti fa ha dato fuoco alla loro piccola e giovane creatura. Di Ecopramal, società specializzata nella raccolta, trasporto e recupero per riciclo dei rifiuti speciali, operativa anche nel campo dei servizi di consulenza ambientale in tema di adempimenti normativi, è rimasto un cumulo di macerie fumanti. Il loro stabilimento di stoccaggio dei materiali da riciclo ha subito un attentato: sull’origine dolosa dell’incendio che ha devastato macchinari e materiali non c’è alcun dubbio. Non ne hanno i carabinieri della stazione di Olmedo, che sono intervenuti a San Marco, la zona industriale di Alghero, hanno effettuato i rilievi e hanno ricostruito la dinamica dell’episodio.
I diretti interessati, due algheresi di 38 e 39 anni, invece sì: dubitano perché non credono ai loro occhi. Anni di lavoro, di investimenti e di sacrifici cancellati in pochi minuti. Dubitano perché non hanno la minima idea di chi gli abbia voluto recapitare un messaggio così violento. Definitivo, verrebbe da dire, dato che l’azienda è praticamente da ricostruire da capo. Ignorano anche quale possa essere il motivo per cui si sono creati qualche nemico. Il loro stupore non facilita il lavoro degli investigatori e non permette di instradare le indagini verso nessuna direzione precisa. Ecopramal era forse troppo facilmente attaccabile. Un piccolo stabilimento all’aperto, un’area delimitata da una rete da recinzione, e al suo interno la pressa, i mezzi di trasporto, i materiali raccolti e quelli già stoccati e pronti per la consegna. Per i malviventi è stato un gioco da ragazzi tagliare la rete, violare la proprietà privata e appiccare il fuoco.
Dal disastro generale non si salva praticamente niente, ma il danno più grave è la distruzione del macchinario utilizzato per pressare i materiali, dalla carta alla plastica. È il fulcro della loro attività e ora dovrà essere riacquistato.
Il giorno dopo resta uno spettacolo desolante. I titolari di Ecopramal confidano agli inquirenti di non avere nemici, di non aver pestato i calli a nessuno, di essere entrati in questo nuovo settore in punta di piedi. Ma gli investigatori escludono che l’attentato possa non essere legato all’attività degli impianti.
D’altronde già tre anni fa, quando Ecopramal aveva appena aperto i battenti, qualcuno aveva tentato di innescare un incendio nel serbatoio interrato in plastica che raccoglieva gli oli esausti. Fortunatamente quella volta la miccia si spense prima di arrivare a destinazione, e la minaccia senza firma e senza movente rimase un mistero cui nessuno, dopo poco tempo, aveva più dato peso. Stavolta è andata molto peggio.
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