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Alghero

Alghero, completati i lavori di ristrutturazione della Cattedrale

di Gian Mario Sias
La facciata della cattedrale di Alghero
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La facciata della cattedrale di Alghero

L’intervento è durato quattro anni ed è costato un milione. Messo in sicurezza il colonnato e rifatti gli intonaci

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ALGHERO. Alghero scopre la propria cattedrale. Dopo quattro anni di lavori la basilica della diocesi di Alghero-Bosa è stata finalmente “liberata”.

Nei giorni scorsi la rimozione del ponteggio ha permesso a tutti gli algheresi di ammirare di nuovo la facciata della chiesa intitolata a Santa Maria, nel cuore del centro storico cittadino. Un’opera di restyling profonda, che ha comportato una serie di interventi strutturali e di accorgimenti tecnici che garantiscono, oltre alla ritrovata bellezza, la massima sicurezza.

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«L’intervento si era reso necessario proprio per ragioni di sicurezza», racconta don Paolo Secchi, direttore dell’ufficio dei Beni culturali della diocesi di Alghero-Bosa. «Il pronao d’ingresso era aggettante rispetto alla piazza, ma ci si è resi conto che la sua pendenza stava aumentando, e questo ha richiesto una serie di interventi statici legati al suo ancoraggio alla facciata originaria», spiega il sacerdote, parroco di Nostra Signora de s’Ena Frisca a Putifigari e responsabile diocesano dell’Archivio storico, del Museo di arte sacra e della biblioteca del seminario di Bosa. Tradotto per i non addetti ai lavori, «sul colonnato sorto all’ingresso del duomo nell’Ottocento si stava verificando a grandi linee lo stesso fenomeno della Torre di Pisa», aggiunge don Secchi.

I lavori iniziati nel 2011 e costati 1milione di euro hanno interessato il tetto, la copertura, la facciata e il pronao. La cattedrale edificata nel Cinquecento è stata restituita alla comunità nella versione che gli algheresi conoscono dall’Ottocento, off limits per quattro anni a residenti e turisti ma ora finalmente visibile a tutti in tutta la sua bellezza. «I quattro anni sono serviti tutti, non si è perso tempo ma si è compiuto un intervento strutturale davvero straordinario».

Andando ben oltre quel che si vede, la chiesa è stata restaurata con materiali e metodi di lavorazione all’avanguardia, che garantiscono una durabilità maggiore e superano i modelli di intervento utilizzati l’ultima volta che si era messo mano all’edificio, ormai alcuni decine di anni fa. «La struttura in arenaria locale e gli intonaci realizzati con malta cementizia erano soggetti facilmente al deterioramento a causa degli agenti atmosferici, a iniziare dal vento e dalla salsedine – dice don Paolo – ora invece sono stati usati malta a base di calce per rifare l’intonaco e resine estremamente all’avanguardia per le decorazioni delle lesene sovrastanti il pronao, che è stato agganciato alla facciata originaria attraverso un sistema di tiranti».

I due spioventi che coprono il colonnato erano addossati alla facciata e ostruivano per un quarto oculo posizionato nella parte alta della facciata. Grazie all’intervento appena completato, la vetrata circolare decorata è stata liberata attraverso la realizzazione di un camminamento che ha consentito di spostare più avanti gli spioventi.

Non essendo piazza Duomo particolarmente estesa, l’effetto può essere ammirato solo dall’interno, dove l’oculo sovrasta l’organo ottocentesco, che per eseguire i lavori è stato smontato e rimontato da una ditta specializzata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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