La Nuova Sardegna

Alghero

Tassa di soggiorno, operatori in rivolta

di Gian Mario Sias
Tassa di soggiorno, operatori in rivolta

L’amministrazione accusata dalle associazioni di categoria per il mancato confronto: «Avevano promesso di ridurla»

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ALGHERO. «Siamo 1050 imprese, più o meno 5mila posti di lavoro e molti elettori». Messi alle strette, albergatori, operatori del settore turistico ricettivo e rappresentanti di tutte le altre categorie produttive di Alghero sanno quali corde toccare per farsi ascoltare dagli amministratori comunali. Sull’aumento delle aliquote dell’imposta comunale di soggiorno non sono stati consultati. «È anzitutto una questione di metodo», dicono. «Su certe questioni serve più ascolto, il Comune non può chiamarci solo per ratificare decisioni già prese», attacca Stefano Visconti, presidente di Federalberghi Nord Sardegna e del “Consorzio Riviera del corallo”, ispiratore della presa di posizione collettiva. In questi giorni, non è il solo a dirlo.

Nessuno è contro la tassa di soggiorno, ma c’è un ma. Anzi, due. «Quando la tariffa è stata introdotta, si è detto che in caso di introiti superiori al previsto si sarebbe valutata la possibilità di ribassare le tariffe», spiega Massimo Cadeddu di Confcommercio. Invece « le tariffe sono aumentate senza alcun confronto», è la lamentela diffusa. «Nel nostro caso sono raddoppiate, e questo per quanto ci riguarda è il sintomo del fallimento di questa tassa», dice senza mezzi termini Gianluca Murgia, rappresentante del comparto extra-alberghiero di Confcommercio.

Oltre all’aumento non concordato delle aliquote, il mondo economico della Riviera del corallo contesta il modo di usare le risorse finite nelle casse comunali grazie alla tassa di soggiorno. «La destinazione delle risorse stabilita dalla recente delibera di giunta non è in linea con quelle per cui il decreto legislativo che istituisce la tassa di soggiorno ne autorizza l’introduzione a livello locale», spiga Marco Di Gangi, presidente del Club di prodotto “Domos”. Mario Piras di Confartigianato è ancora più chiaro. «Una città a vocazione turistica ha bisogno di risorse aggiuntive, per questo abbiamo sostenuto da subito la tassa di soggiorno – dice – ma abbiamo detto e ribadiamo che le risorse devono essere vincolate per quei servizi che migliorino la qualità del prodotto turistico, dal servizio di igiene urbana alla pulizia delle spiagge».

Resta comunque il fatto che «questa tassa è iniqua sino a quando sarà solo a carico di chi è sempre stato in regola con le norme e ha sempre pagato le tasse», rincara Lorenzo Carboni di Faita Sardegna. Il nocciolo della questione è proprio questo. «Sinché non si controlla il mercato delle seconde case, degli operatori in nero e dei campeggi abusivi – precisa Carboni – continueranno a pagare sempre i soliti, se si facessero dei seri controlli si potrebbe arrivare a pagare tutti, e meno». Con le imprese del comparto ricettivo si schierano anche le altre categorie.

«Se vanno in crisi loro, va in crisi l’intera economia turistica, con conseguente danno per tutti», spiega Davide Simula dell’Associazione Centro storico. «Siamo convinti del fatto che sulla tassa di soggiorno e su altri argomenti ci debba essere più dialogo – aggiunge – e che sia ora di porre un freno all’abusivismo dilagante». C’è un altro punto che ritorna nelle posizioni di tutte le associazioni di categoria: la scarsa promozione turistica. «Quella turistica è l’economia trainante di Alghero», sintetizza Fabio Ronchetti della Rete Ecoturismo Alghero “Mareterra onlus”. «Per vivere di turismo – conclude – bisogna fare di Alghero un luogo di richiamo sul mercato internazionale».

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