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Alghero

Alghero, riscoperto l'archivio della Santa Inquisizione

di Gianni Olandi
Alghero, riscoperto l'archivio della Santa Inquisizione

La città fu sede del tribunale spagnolo: migliaia di documenti ritrovati e riordinati da Alessandra Derriu

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ALGHERO. Nel XVIII secolo Alghero era sede del Tribunale dell'Inquisizione. La clamorosa scoperta giunge nel corso di un progetto avviato dall’Archivio Storico Diocesano, con finanziamenti Cei e del Ministero per i Beni Culturali, che ha proceduto a inventariare tutti gli atti e la documentazione del Fondo del Tribunale Ecclesiastico (1602-1943).

Sono state recuperate, classificate e riordinate circa 2.200 tra cause criminali, civili e matrimoniali prodotte dai vescovi nel foro ecclesiastico e che riguardano moltissimi paesi della Sardegna che appartenevano al territorio dell’antica diocesi i cui confini si estendevano fino a Nuoro.

Lo straordinario lavoro di ricerca e catalogazione è frutto del lavoro della dottoressa Alessandra Derriu che mentre svolgeva l'imponente l’analisi delle carte ha identificato, con non poca emozione, 138 documenti del Tribunale dell’Inquisizione vescovile di Alghero del XVIII secolo. Della cui esistenza non si aveva alcun riscontro documentale.

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La scoperta ha un grande rilievo scientifico e una notevole importanza storica, non solo per l’enorme fascino che caratterizza queste carte e per le possibilità che le stesse offrono di studio e conoscenza in diversi ambiti, religioso, giuridico, medico, antropologico, etnografico, sociologico, ma soprattutto perché rappresentano una rarità nel panorama degli archivi sardi dell’Inquisizione che risulta molto povero.

Comprensibile la soddisfazione, oltre alla sorpresa, del direttore dell’Archivio, don Antonio Nughes, e del direttore dell’Ufficio dei Beni Culturali Diocesani, don Paolo Secchi.

Entrambi hanno assunto anche uno specifico impegno: in tempi brevi la documentazione verrà messa a disposizione degli studiosi e degli appassionati, per studi, ricerche ma anche per semplice curiosità e approfondimento storico.

«L’inquisizione, attiva in Sardegna dal XV secolo, – segnalano dall'Archivio Storico Diocesano – era un’istituzione ecclesiastica che, attraverso i propri tribunali, indagava e processava i colpevoli di eresia e perseguiva idee, credenze e pratiche che andavano contro la dottrina cristiana. Con il tempo, il potere di questi uffici si estese a giudicare anche i colpevoli di malefici e sortilegi, di invocazione e rapporti con il diavolo, di arti divinatorie e di preveggenza, di medicina popolare basata sulla superstizione e di tutta una serie di reati minori legati al mondo della magia e dell’occulto.

Dopo la fine del dominio spagnolo sull’Isola, nei primi anni del 1700, l’ultimo inquisitore nominato dalla Corona lasciò l’isola e i vescovi assunsero la carica di inquisitori. Il Tribunale della Santa Inquisizione di Alghero aveva sede nell’episcopio, ma denunce, indagini e processi potevano avvenire anche nei paesi nei quali si erano svolti i fatti. Nei documenti si fa riferimento all’aula del Tribunale nella quale venivano ricevute le denunce e celebrati i processi, nonché alle carceri del palazzo. Il vescovo si avvaleva di una struttura di esperti, avvocati, notai, teologi, messi, e di rappresentanti in tutto il vasto territorio della diocesi».

Dell’Inquisizione spagnola sono sopravvissuti pochissimi documenti che si trovano presso l’Archivio di Stato di Cagliari.

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