La Nuova Sardegna

Alghero

L’Udc lascia ma il sindaco tira dritto

di Gian Mario Sias
L’Udc lascia ma il sindaco tira dritto

Gli assessori scudocrociati si sono dimessi, tre consiglieri passano all’opposizione e adesso la maggioranza è risicata

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ALGHERO. Tecnicamente non è ancora crisi, Mario Bruno ha la maggioranza: 13 consiglieri contro 12. Politicamente è crisi bella e buona. L’Udc che si defila, i suoi assessori – Nina Ansini e Aberto Bamonti – che si dimettono, i suoi tre consiglieri – Alessandro Loi, Monica Pulina e Donatella Marino – che passano all’opposizione: con rispetto per l’aritmetica, ma se queste sono le condizioni da cui si esce dall’impasse dell’ultima settimana, ci sarà parecchio da ballare.

Quello che per ora sembra uno strappo definitivo tra il sindaco e l’Udc ha origini lontane. Il loro rapporto non è sereno da diverso tempo. Smaltita la gioia per il successo, determinato da quell’accordo tra Mario Bruno e Antonello Usai che spiazzò tutti e permise al sindaco di vincere in scioltezza le elezioni, sono iniziate le grane. Malumori e mal di pancia sono sempre stati gestiti come qualcosa da risolvere, ma più in là. Sino al 9 giugno scorso, quando si è dimesso Raffaele Salvatore, assessore del Bilancio. Salvatore si è sempre attenuto alla versione ufficiale, per cui le dimissioni erano dovute a impegni non conciliabili con l’attività amministrativa. Ma non ci ha mai creduto nessuno. Il rimpastino estivo ha portato in giunta Alberto Bamonti. Passando da sei a sette assessori, Bruno ha affidato il Bilancio a Gavino Tanchis della lista “Per Alghero con Mario Bruno” e ha dirottato Bamonti al Personale.

Secondo i beneinformati sarebbe questo il momento in cui gli scricchiolii si sono trasformati in crepe. Per accettare il ridimensionamento in giunta, Usai avrebbe preteso e ottenuto per l’Udc la presidenza della Fondazione Meta. Il patto, però, non si è mai concretizzato: da qualunque angolazione lo si voglia osservare, quell’episodio ha ghiacciato i rapporti tra Usai e Bruno. L’Udc è rimasto in maggioranza in un clima da “guerra fredda” sino alla settimana scorsa, quando i consiglieri Loi, Pulina e Marino hanno fatto mancare il numero legale in aula e hanno gettato la maschera.

«L’Udc ha concorso in maniera determinante alla vittoria di Bruno e non accetta che si prosegua così – hanno detto – le scelte vengono in gran parte assunte in solitario o col concorso di pochi, senza concertazione con le forze politiche e con la società algherese».

Per i tre «democrazia e collegialità vengono prima di tutto», e perciò chiedevano al sindaco «una verifica programmatica e un cambio di rotta sul metodo». Bruno aveva replicato immediatamente. «Il metodo è sempre stato il coinvolgimento, le decisioni si concordano nelle riunioni con spirito democratico e secondo i programmi». Due sere fa Udc e Bruno si vedono. Parlano del summit di maggioranza fissato per domani e i consiglieri centristi annunciano la loro assenza. Lì finisce l’incontro e inizia la crisi. Politica. Certificata dalle parole di Antonello Usai. «Ci aspettavamo un’alleanza con pari dignità, una coalizione dove prevalesse il confronto, la partecipazione di tutti e la condivisione delle scelte, non è stato così – dice – abbiamo invocato più collegialità ma negli ultimi mesi è stato un crescendo di decisioni unilaterali delle quali venivamo tenuti all’oscuro fino a quando non venivano rese pubbliche». Lapidario Mario Bruno. «Fare il sindaco è un servizio, non ci sono altri motivi per assumersi un onere così gravoso – spiega – lo si fa finché ci sono le condizioni per il bene della città e non a tutti i costi». Si amministra, insomma, «se esiste in consiglio una maggioranza – aggiunge – lo verificheremo sabato».

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