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Alghero

Verso la rottura definitiva fra Mario Bruno e il Pd

di Gian Mario Sias
Verso la rottura definitiva fra Mario Bruno e il Pd

Il sindaco aveva offerto due assessorati e la presidenza della Fondazione Meta Il segretario Mario Salis ha stoppato la trattativa: «Programmi, non poltrone»

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ALGHERO. «Invece di rispondere alle nostre richieste, Mario Bruno ci propone un accordo sulla base di un certo numero di incarichi». Fine delle trasmissioni. Per il Partito Democratico di Alghero l’idea che il sindaco possa solo pensare di ricucire due anni di strappi e di veleni con una proposta del genere basta e avanza per chiudere ogni trattativa. Non per sempre, per carità, ma almeno sino a quando l’unica pace offerta possibile sarà questa.

Così come inaspettatamente si erano aperte qualche settimana fa, in maniera altrettanto inattesa, almeno per i toni e per le accuse che i democratici rivolgono al primo cittadino, le trattative per costituire un’alleanza a legislatura in corso sono naufragate malamente. Con buona pace di chi, da una parte e dall’altra, avrebbe preferito un po’ meno intransigenza e più pragmatismo.

In un documento pubblicato sul sito del partito, i vertici cittadini del Pd raccontano per filo e per segno gli avvenimenti che hanno fatto precipitare un accordo che, a dire il vero, non è mai decollato e non ha mai scaldato i cuori di nessuna delle due fazioni democratiche: quella ufficiale, con tanto di tessere, simbolo, sede, carta intestata e tutto il resto, e quella non ufficiale, composta dai fedelissimi del sindaco, che per averlo seguito nell’aprile dell’anno scorso hanno dovuto digerire anche la “scomunica” della segreteria cittadina.

Secondo il Pd, l’accordo proposto da Mario Bruno «sembra si basasse su due assessorati e la Fondazione Meta, ma non sappiamo di più perché giustamente il segretario cittadino ha stoppato la discussione».

Quel confronto «andava in una direzione poco consona alla dignità di questo partito – dicono a chiare lettere i dirigenti algheresi –, siamo convinti che prima si decide cosa fare e quando, poi eventualmente si decide chi lo fa». «Il Pd chiedeva come condizioni per sedersi a un tavolo negoziale che la chiamata fosse ufficiale e pubblica, aperta a tutte le forze elette in consiglio e che questo presupponesse il riassetto di tutta la compagine amministrativa e la revisione congiunta degli obiettivi programmatici e del cronoprogramma», ricordano il segretario Mario Salis e il suo staff.

E invece, «pur dicendosi disponibile ad accettare le proposte, Bruno non ha accettato di dichiarare la crisi apertamente, né di colloquiare con altre forze, non avendo un mandato in tal senso dalla sua maggioranza, né tantomeno ad aprire un tavolo negoziale», specifica il documento democratico. «Dopo l’uscita dalla maggioranza dell’Udc il sindaco governa la città con una maggioranza risicatissima e ha pertanto ricevuto mandato di sondare l’orientamento delle altre forze politiche», dice tra le altre cose. Ma dopo la piega presa dal confronto, «abbiamo deciso di rimanere sulla linea già espressa – è la versione del Pd – e non per un ottuso preconcetto, ma per coerenza col mandato politico ricevuto con quasi 4mila voti alle ultime elezioni». In un anno e mezzo il Pd ha elaborato il lutto. «Non abbiamo vinto le elezioni, non siamo forza di maggioranza, il nostro programma non è quello scelto dai cittadini algheresi». Ma c’è un ma. «Il progetto per cui Mario Bruno ha lasciato il Pd ha fallito – concludono – politicamente non possiamo prescindere da questo». La palla alla maggioranza.

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