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Alghero

A Natale verrà aperta la Porta Santa del carcere

di Gian Mario Sias
A Natale verrà aperta la Porta Santa del carcere

Il vescovo Mauro Maria Morfino ha raccolto l’invito al perdono di Papa Francesco La cappella del Tomasiello sarà la quarta tappa della diocesi di Alghero e Bosa

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ALGHERO. Il carcere modello di Alghero spalanca le proprie porte al perdono. L’ingresso della cappella della casa di reclusione “Tomasiello” sarà la quarta porta santa giubilare aperta dal vescovo della diocesi di Alghero e Bosa, Mauro Maria Morfino, dall’inizio dell’Anno Santo proclamato da Papa Francesco. Dopo la cattedrale di Alghero, la concattedrale di Bosa e il santuario di San Costantino a Sedilo, la scelta è ricaduta sulla casa di reclusione, al centro da qualche tempo di un percorso sperimentale basato su nuovi approcci alla gestione della detenzione, promossa e vissuta come opportunità di riscatto e reinserimento nella comunità. Una scelta non casuale, quella del vescovo, come non è casuale che l’appuntamento sia fissato per la mattina del 25 dicembre. Per gli ospiti e gli operatori del carcere algherese sarà davvero un Natale speciale. Quando ha scritto al vescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, per affidargli la responsabilità dell’organizzazione dell’Anno Santo, il pontefice è stato chiarissimo.

«Il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia destinata a tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto», aveva scritto il Papa, rivolgendo il suo pensiero giubilare «ai carcerati, che sperimentano la limitazione della loro libertà». Nel rispetto dello spirito che Jorge Bergoglio ha impresso al Giubileo inaugurato due settimane fa, monsignor Morfino ha scelto di compiere per Natale un gesto tutt’altro che simbolico, rivolgendo alla comunità diocesana un messaggio di speranza, dedicato al senso della redenzione, del perdono e del riscatto. «Il perdono ci fa uscire dal deserto della nostra vita, per iniziare un vero cambiamento bisogna abbandonare i sentimenti di rancore, vendetta e violenza», spiega don Mario Ildefonso Chessa, il cappellano del carcere. Il Giubileo «è il tempo del perdono, bisogna fare in modo che la misericordia tocchi la vita di tutte le persone recluse», aggiunge. La scelta del vescovo di Alghero, «va in questa direzione – conclude – prendendo per mano tutti i detenuti e le detenute e accompagnandoli all’incontro con Cristo misericordioso».

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