Imposte locali, evasione da 70 milioni

Il Comune vanta un credito altissimo nei confronti dei cittadini ma per Tanchis solo il 65% è potenzialmente recuperabile

ALGHERO. Il Comune di Alghero vanta nei confronti dei suoi cittadini un credito di 70 milioni di euro. Il pronostico dell’assessore comunale delle Finanze, Gavino Tanchis, era corretto. Le sue previsioni, con tanto di annuncio della scelta di esternalizzare la riscossione coattiva, erano state scambiate per una sparata. La levata di scudi in difesa di Secal, la società di riscossioni di proprietà del Comune, aveva spostato l’attenzione dai numeri, clamorosi, alle parole. Oggi quei 70 milioni di euro diventano ufficiali. Di più. Quella cifra impressionante diventa ufficiale per bocca dell’assessore Tanchis, ma a fornirgliela è stata proprio Secal. Per la prima volta da quando esiste, la società in house ha completato su impulso dello stesso assessore una ricognizione della reale entità dell’evasione delle imposte locali in Riviera del corallo. Il risultato del lavoro dell’esperto Nicola Zamboni, il consulente cui Secal ha affidato l’indagine sui soldi mai passati dalle tasche degli algheresi alle casse del Comune, ha confermato i sospetti di Gavino Tanchis: dal 2007 l’amministrazione ha maturato un credito mostruoso. Una cifra, era ed è la considerazione dell’amministrazione, che basterebbe a risolvere d’un colpo tutte le grane: marea gialla, depuratori, vasconi, verde pubblico, bonifiche di Mugoni, strade e rifiuti troverebbero soluzione tutti insieme. E neanche l’addio di Ryanair sarebbe più un problema insormontabile.

Ma anche ora che la cifra è accertata, il condizionale è d’obbligo. «Sono soldi virtuali, che nessuno recupera», attacca l’assessore. «Se è vero che una parte di quei residui attivi non è ragionevolmente recuperabile, perché riguarda società che versano in condizioni economico-finanziarie precarie, è altrettanto vero che le restanti parti sono imputabili a debitori solvibili», annuncia Tanchis. Dalla relazione appena finita sul tavolo dell’assessore, risulta che la proporzione è più o meno di un terzo e due terzi. Tradotto, «45milioni di tasse evase sono potenzialmente aggredibili». Una manna, comunque, per le finanze di Sant’Anna. «Serve invertire la rotta, per rimediare all’ingiustizia sociale causata da chi non paga mai i tributi», avverte l’assessore. E chiarisce il concetto. «La Secal, sebbene intimata a più riprese anche dai revisori dei conti della società, non ha mai intrapreso alcuna azione per la riscossione», dice Tanchis. A questi numeri si aggiungono quelli dell’evasione della tassa rifiuti, che dal 2008 a oggi ammonta a 15 milioni e 517mila euro. «La colpevole assenza della riscossione coattiva e la consapevolezza di non incorrere in alcun rischio incentiva la morosità», è la riflessione. Ormai l’esternalizzazione del censimento tributario, fermo al 2001, e della riscossione coattiva sono una certezza. «Le polemiche non m’interessano – chiude Tanchis – voglio solo che i soldi finiscano dove devono finire: nelle casse del Comune».

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