Tentato omicidio in carcere, chiesti 9 anni
Il detenuto Francesco Orrù accoltellò il compagno di cella Gesuino Saba. Per il pm voleva ucciderlo
ALGHERO. Non aveva gradito il provvedimento che gli era stato notificato in cella con il quale gli veniva revocato il lavoro esterno al carcere. Per questo, l’11 gennaio del 2011 Francesco Orrù, 56 anni, di Maracalagonis, aveva cominciato a urlare come un forsennato. Il suo compagno di cella Gesuino Saba, 61 anni, di Bultei, lo aveva invitato a calmarsi chiedendogli di non gridare. A quel punto Orrù – stando alla ricostruzione fornita all’epoca dagli agenti di polizia penitenziaria e finita nel fascicolo del sostituto procuratore Gianni Caria – si era infilato un guanto di lattice e aveva chiesto a Saba di offrirgli una sigaretta. E proprio nel momento in cui il suo compagno di cella gliela porgeva lui aveva estratto un coltello artigianale (una lama con un’impugnatura realizzata con pezzi di scotch e nastro isolante) e lo aveva colpito al collo. Saba aveva urlato chiedendo aiuto agli agenti. Al loro arrivo Orrù stava dando in escandescenze distruggendo i pochi arredi della cella e procurandosi a sua volta volontariamente dei tagli sulle braccia. Gli avevano intimato di fermarsi e di curvare la lama, lui aveva obbedito e allora era stato portato subito in infermeria.
Per quel fatto, due giorni fa il pm Mario Leo – nel processo che si sta celebrando con rito abbreviato davanti al giudice Elisa Marras – ha chiesto la condanna a nove anni e dieci mesi ritenendo che il detenuto volesse uccidere il compagno di cella. Saba era stato colpito in tutto cinque volte al collo, la lama per due volte era penetrata per un centimetro in un punto del collo dove ci sono grossi vasi sanguigni. Secondo l’avvocato difensore Ettore Licheri, invece, i rapporti tra i due erano buoni e Orrù non aveva alcuna intenzione di ammazzare Saba. Da qui la richiesta che il reato venga derubricato in lesioni gravi. Il giudice deciderà l’8 febbraio.
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