La Nuova Sardegna

Alghero

Segnali di accordo fra il Pd e il sindaco Mario Bruno

di Gian Mario Sias
Segnali di accordo fra il Pd e il sindaco Mario Bruno

Nei due schieramenti aumentano le “colombe” per una nuova alleanza Il loro timore è quello di restituire la città al centrodestra per altri dieci anni

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ALGHERO. Alla fine la pace si farà. La maggioranza, con in testa i fedelissimi di Mario Bruno, spinge a tavoletta per accogliere anche il Pd. E anche in via Mazzini le colombe aumentano di giorno in giorno.

Qualche giorno fa il primo incontro nella sede del Partito democratico è servito per rompere il ghiaccio. Alla fine del “faccia a faccia” si parlava in un clima da vecchi amici che non si vedevano da un po’, ma che tutto sommato erano contenti di essersi incontrati. All’inizio della prossima settimana la replica, verosimilmente a campo invertito, dovrebbe segnare qualche passo più deciso verso la ricomposizione del centrosinistra classico, a guida Pd e senza Udc.

Il giorno che l’accordo si dovesse concretizzare - il condizionale è d’obbligo, ma giusto per prudenza - saranno proprio gli ex alleati del sindaco a pagare il dazio più pesante per la loro scelta, pur onorevole, di disfarsi di un’alleanza vissuta come una concessione, come un favore.

Vista da lontano, questa faccenda del centrosinistra che governa Alghero senza il Partito democratico ma con un sindaco che sino a due anni fa era il capogruppo del Pd in consiglio regionale deve sembrare proprio una bizzarria. E dopo due anni di attestati di disistima, attacchi, critiche e accuse, anche questa irresistibile voglia di pace deve fare un certo effetto, per chi guarda la Riviera del corallo da spettatore distante.

Per gli algheresi, invece, non sta succedendo nulla di strano. Anzi. Sta succedendo quel che era fisiologico che accadesse. E cioè che il Partito democratico, a livello regionale e a livello territoriale, non ha la minima intenzione di far finire in anticipo la legislatura, men che meno con un commissariamento, perché significherebbe riconsegnare la città al centrodestra per almeno altri dieci anni.

Ai democratici non piace il rischio di non governare in futuro, ma tanto per parlar chiaro disdegnano anche l’idea di non governare oggi. Tanto più se ad amministrare ci sono un bel po’ di ex iscritti e alcuni partiti che nel resto d’Italia, a qualunque latitudine, sono alleati col partito di Renzi.

Si trattava di trovare tempi e modi per ricucire, insomma. Grazie alla “quasi crisi” prodotta dallo strappo dell’Udc, che ha ridotto la maggioranza ai minimi termini, almeno sul piano numerico, il Pd algherese - che dal sindaco Mario Bruno si è sentito tradito alla vigilia delle elezioni amministrative del 2014 e che ancora non l’ha digerita del tutto - ha potuto fissare le condizioni in cambio delle quali accorrere in soccorso dell’amministrazione. La posizione ufficiale del partito è sempre stata la stessa, ma da due mesi fa, quando Mario Bruno ha bussato alla porta del Pd per chiedere di dialogare, si sono fatti grossissimi passi avanti.

Le condizioni risarcitorie, a questo punto, sono il solo nodo da risolvere. Da un lato c’è chi chiede ancora che il sindaco ammetta di aver fallito, azzeri tutto quello che c’è da azzerare, riveda integralmente il proprio programma di governo. Insomma, dica chiaramente che ha toppato e che senza il Pd non può andare avanti.

Dall’altro c’è chi sarebbe propenso a un accordo per ridisegnare insieme il programma e prevedere due innesti democratici in giunta. Ma l’accordo, salvo sorprese, si farà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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