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Alghero, chiesta una proroga per la pesca all’aragosta

di Gianni Olandi
Alghero, chiesta una proroga per la pesca all’aragosta

Terminato il fermo biologico ma le barche sono in porto a causa del maltempo. Le imprese chiedono di poter operare fino al 30 settembre

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ALGHERO. Il fermo biologico per la pesca dell'aragosta, cominciato il 30 agosto dello scorso anno, si è concluso il 29 febbraio e dal giorno dopo è cominciata la caccia al gustoso crostaceo. Ma solo sulla carta: dall’inizio del periodo di pesca, nessuna barca ha lasciato gli ormeggi ed è uscita in mare per nasse e tramaglioni.

Da dieci giorni a causa delle condizioni meteo avverse, nessun pescatore ha potuto guadagnarsi la giornata.

«Si tratta di una dura realtà che riguarda non soltanto noi – sostiene Giovanni Delrio, presidente della Associazione Imprese di Pesca Banchina Millelire di Alghero – ma anche i colleghi di Bosa, Oristano, Porto Torres, Castelsardo e Santa Teresa. Il fermo biologico per l’aragosta ha ottenuto per il maltempo una deroga di 10 giorni, ma il periodo si allungherà ancora stando alle previsioni meteo che annunciano tempo instabile, e quindi non adatto al nostro lavoro per diversi giorni ancora».

Una situazione che ha alimentato il malumore delle diverse marinerie sarde e determinato anche seri problemi di natura economica per le piccole imprese e per le stesse famiglie del pescatori. «Da tempo sosteniamo – aggiunge Giovanni Delrio – che la normativa sulla pesca all'aragosta è sbagliata per quanto riguarda i tempi del fermo. E da tempo segnaliamo ai riferimenti istituzionali che ne hanno la competenza legislativa che sarebbe corretto proseguire il fermo fino al primo aprile e protrarne la scadenza al 30 settembre anziché al 30 agosto come è previsto attualmente».

La richiesta dei pescatori va incontro anche a ragionamenti di tipo commerciale: in una città turistica come Alghero a marzo la domanda di aragosta è decisamente limitata e quindi un ulteriore mese di fermo non metterebbe in discussione l’offerta del prodotto. La chiusura alla pesca del 30 di agosto invece interviene nel momento in cui la domanda è più forte, sempre per la spinta che giunge dal fenomeno turistico in piena evoluzione, lasciando tutto settembre privo di un prodotto locale classificato come eccellenza per qualità e quindi remunerativo per la pesca e per le aziende della ristorazione.

«Dal 20 febbraio scorso – aggiunge il presidente dei pescatori algheresi – abbiamo chiesto un incontro con l’assessore regionale per spiegare le ragioni e manifestare le nostre difficoltà a svolge una attività che garantisca gli investimenti che abbiamo fatto. Ma fino a oggi non abbiamo avuto nessuna risposta». Delrio cavalca una vecchia tesi delle marinerie sarde: quella che per decidere le regole sulla pesca sia necessaria, almeno, una consultazione con coloro che sono i protagonisti di questo mestiere, i pescatori. “«La nostra esperienza potrebbe essere utile per l’individuazione della zone di ripopolamento ittico – conclude Giovanni Delrio – anche ai fini di conservazione delle specie ittiche».

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