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Alghero

«Ci siamo sentiti abbandonati dalle istituzioni»

di Gian Mario Sias
«Ci siamo sentiti abbandonati dalle istituzioni»

Ancora da stabilire l’entità dei danni provocati dal rogo Ieri i pompieri sono intervenuti per spegnere un focolaio

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ALGHERO. «Ci sentiamo abbandonati dallo Stato». Non c’è bisogno che un attentato minacci concretamente l’incolumità fisica o la serenità familiare delle vittime. Per sentire la solitudine e l’impotenza farsi strada in mezzo a mille stati d’animo in contrasto tra loro – rabbia, orgoglio, frustrazione, determinazione, voglia di abbandonare, volontà di andare avanti – basta anche trovarsi di fronte allo spettacolo desolante di un sogno trasformato in un cumulo di cenere.

Così Sergio Baldinu, titolare della Ecopramal di Alghero, con stabilimento in via della Tecnica, nella zona industriale di San Marco, non usa mezze parole per descrivere quello che prova il giorno dopo il secondo attentato incendiario subito in pochi mesi da quell’azienda nata per essere un gioiellino, una piccola attività specializzata nella raccolta, nel trasporto e nel recupero dei rifiuti speciali ai fini del riciclo. Una società giovane e innovativa, operativa anche nel campo dei servizi di consulenza ambientale e di supporto a pubblici e privati negli adempimenti normativi in tema di rifiuti e smaltimento. E che per la seconda volta in poco tempo si trova a dover ricominciare tutto da capo, iniziando da una conta dei danni che fa sempre più male.

Nella notte tra domenica e lunedì scorsi, ignoti hanno innescato da più punti un rogo che in men che non si dica, e nonostante la tempestiva dell’allarme e l’immediato intervento dei vigili del fuoco, ha divorato 600 dei 1500 metri quadrati dai quali è composto il loro deposito all’aperto. A essere trasformati in cenere sono stati legno, plastica agricola e carta. Erano accatastati e pronti per essere trasferiti altrove.

Dopo l’attentato del 20 ottobre, in cui erano andati in fiamme anche modernissimi macchinari utilizzati per l’attività, per completare la filiera del riciclo erano costretti ad appoggiarsi altrove. Allora i danni erano stati quantificati in 40mila euro. Stavolta il conto dovrebbe essere inferiore, almeno quello in euro. Resta da capire quanto quest’ultima sfida violenta e vigliacca possa pesare sulla loro determinazione. «Andare avanti? Vediamo, stiamo valutando il da farsi», spiega Baldinu. Preferisce non rilasciare dichiarazioni, ma la rabbia e l’incredulità lo spingono a parlare. «Esattamente come vi abbiamo detto cinque mesi, non sappiamo chi possa avercela con noi e non pensiamo di aver fatto niente per attirarci le antipatie di qualcuno», spiega il giovane, che condivide questa iniziativa con il suo socio, Vittorio Caria, anche lui coinvolto con Ecopramal sin dalla sua genesi.

Quando parla di quel profondo senso di abbandono che si prova a combattere da soli contro un nemico che non ha un nome, un volto e nemmeno una ragione per provare tanto odio, Sergio Baldinu non ce l’ha certo con le forze dell’ordine. «Loro stanno indagando, fanno il loro lavoro, aspettiamo di sapere cosa ci sapranno dire», precisa Baldinu. Poi prende fiato dentro una pausa lunghissima e alla fine sbotta. «Mi chiedo cosa faccia la politica – è l’accusa – vorrei sapere dove sono tutti quelli che si ricordano di noi solo quando ci sono tasse da pagare». Per un’impresa che poteva, e potrebbe ancora, cresce, creare occupazione, contribuire a migliorare i dati sul riciclo ad Alghero: al di là dei loro interessi e dei loro guadagni, se dovessero decidere di mollare potrebbe essere una sconfitta per tutta la comunità. Agli uomini del commissariato e ai carabinieri della compagnia di Alghero il compito di smascherare chi si serve della notte, del buio e del fuoco per impedire che le cose seguano il ritmo inesorabile del progresso.

Ieri mattina i vigili del fuoco sono dovuti intervenire nuovamente nello stabilimento di San Marco, dove il fuoco aveva ripreso a sollevarsi. Gli investigatori escludono che si sia trattato di un secondo avvertimento a 24 ore di distanza da quello della notte di Pasqua. È più probabile che qualche innesco rimasto sopito sotto la cenere abbia riattizzato il rogo, rendendo necessario un nuovo intervento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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