La Nuova Sardegna

Alghero

«Alla Regione tutto tace sul progetto “Marina”»

di Gian Mario Sias
«Alla Regione tutto tace sul progetto “Marina”»

L’imprenditore Roberto Sechi: L’investimento da 30 milioni ancora fermo Basta guerre tra operatori, possiamo diventare strategici nel Mediterraneo

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ALGHERO. «Che fine ha fatto il nostro progetto da 30 milioni di euro per il porto di Alghero?». È la domanda, retorica ma non troppo, che l’imprenditore Roberto Sechi rivolge alla Regione. A distanza di un anno, il dubbio è sempre lo stesso. «Abbiamo un progetto per rendere il porto di Alghero uno dei fattori trainanti per il turismo e l’economia della città e di tutto il territorio, ma le nostre proposte sono ferme in qualche ufficio di Cagliari dal 2013, qualcuno ci deve spiegare perché».

Algherese, imprenditore del settore nautico, Sechi cura le relazioni istituzionali del gruppo che ha elaborato il progetto “Marina di Alghero”. Partner principale dell’iniziativa è Marinedi srl, la società che gestisce numerose marinerie sparse per l’Italia, comprese quelle sarde di Villasimius, Cagliari e Teulada. Poco avvezzo ai giri di parole e alle liturgie della burocrazia, lancia un messaggio molto esplicito. «La Regione deve darsi una mossa, il territorio aspetta delle risposte, c’è bisogno di un investimento serio e strutturale sul porto, lo sanno tutti, la gente è stufa delle chiacchiere», è il suo appello.

Come ennesima dimostrazione di buona volontà, Roberto Sechi a nome del gruppo di imprenditori cui appartiene tende la mano a tutti gli operatori. «Basta guerre, non servono a nessuno e non portano alcun risultato – annuncia – come sempre, siamo pronti a ragionare insieme a chiunque per individuare il percorso più adatto alle esigenze di tutti».

Il vero nemico della nautica, insomma, è solo il tempo sprecato. Per il resto, gli imprenditori che per primi hanno riproposto la necessità di ridare al porto nuovo slancio e di utilizzarne fino in fondo le potenzialità a supporto della filiera turistica, sono pronti a discutere di progetti «anche con chi, almeno fino ad oggi, ci ha visto come dei nemici», precisa Sechi. La parola d’ordine è una sola: astenersi perditempo. «Mentre si svuotano i porti del Nord Africa e della Turchia e potremmo diventare un punto di riferimento per il Mediterraneo, e mentre assistiamo a un incremento del 30% delle grandi imbarcazioni – è la riflessione – siamo costretti a raccogliere solo le briciole a causa di una carenza infrastrutturale disarmante e inaccettabile». Il rischio, concreto, «è che questi flussi che stanno guardando a noi con grandissima attenzione possano anche trovare soluzioni più adatte alle loro esigenze»

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