Raccolta alghe bloccata dalla burocrazia
Cadeddu (Confcommercio): «La legge regionale è assurda e inapplicabile. Il Comune si muova o sarà un dramma»
ALGHERO. «Si prenda atto del fatto che in questo contesto le prescrizioni regionali sono inapplicabili e si trovi con urgenza una soluzione per liberare le spiagge di Alghero dalla posidonia e per consentire ai titolari delle concessioni balneari di lavorare». Gli operatori delle strutture che gestiscono i servizi turistici sugli arenili urbani della Riviera del corallo sono stretti dalla morsa di un paradosso normativo, giuridico, burocratico e amministrativo che rischia di fargli saltare l’intera stagione estiva, ossia il loro unico periodo lavorativo.
In loro soccorso accorre il presidente di Confcommercio Alghero, Massimo Cadeddu, che si presta a fare da megafono a una protesta che nei prossimi giorni potrebbe sfociare in qualche manifestazione di malcontento ben più plateale, a iniziare dalla restituzione delle concessioni balneari, che se non si trova una soluzione rischiano di trasformarsi in carta straccia. Cadeddu, la cui organizzazione annovera tra gli iscritti la maggior parte degli operatori del settore, è molto chiaro. «Una determinazione della giunta regionale nel 2008 ha disposto che le alghe secche possano essere rimosse solo a dieci centimetri di profondità rispetto allo strato superficiale – dice – è evidente che si tratta di una norma folle per un posto in cui i cumuli di posidonia spiaggiata arrivano anche a settanta centimetri di altezza».
Tutto il litorale che va dal Lido a San Giovanni, ma anche l’area di Maria Pia, sono investiti dal problema. Ma quelli che rischiano di patire maggiormente il disagio sono quelli che operano nell’area in cui le ruspe non sono mai arrivate. Qualche settimana fa la raccolta delle alghe era finita nel mirino dei Noe. Secondo quanto emerso nel corso dei rilevamenti compiuti dai carabinieri, la ditta Angelo Calvisi – aggiudicataria dell’appalto comunale – stava procedendo senza rispettare le disposizioni regionali previste per questo tipo di interventi, contenute appunto nella determinazione 942 del 2008. Da allora è tutto fermo, «solo che gli stabilimenti balneari non possono operare in queste condizioni, neanche volendo – spiega Cadeddu – perché esistono disposizioni igieniche e sanitarie in questo senso». Come se non bastasse, il paradosso è amplificato da un altro aspetto che Cadeddu sottolinea. «La disposizione regionale prevede che possa essere raccolta solo la posidonia secca, ma lo sanno tutti che sotto i primi tre o quattro centimetri la posidonia è sempre bagnata». A questo punto, c’è una sola soluzione. «Il Comune si frenda conto dell’inapplicabilità di certe disposizioni e si adoperi per risolvere il problema con urgenza».
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