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Il torneo di rugby giovanile diventa una festa di sport

Il torneo di rugby giovanile diventa una festa di sport

ALGHERO. Sono più di 350 i bambini che domenica scorsa hanno trasformato il primo torneo “Città di Alghero” di rugby giovanile in una vera e propria festa di sport e di amicizia. Sul campo dell’Amator...

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ALGHERO. Sono più di 350 i bambini che domenica scorsa hanno trasformato il primo torneo “Città di Alghero” di rugby giovanile in una vera e propria festa di sport e di amicizia. Sul campo dell’Amatori Rugby Alghero, a Maria Pia, la festosa invasione di giocatori in erba e di famiglie ha trasformato la Riviera del corallo nella capitale sarda della palla ovale. Un’ambizione cui la città e il suo movimento rugbistico lavorano da anni, facendo della formazione, della promozione e della diffusione del rugby e dei valori che gli sono proprio una delle principali attività societarie. Organizzato da Antonello Bombagi e dall’Amatori Rugby Alghero, il “Città di Alghero” ha meso in competizione le rappresentative giovanili – dall’under 8 in su – di otto società. Dalla cerimonia di apertura, ai match alla festa conclusiva, il leitmotiv della giornata è stato lo straordinario entusiasmo del pubblico, fatto di parenti e appassionati. Alla fine a vincere il “Trofeo Habby”, dal nome dello sponsor dell’iniziativa, è stata la società di Olbia, seguita dall’Accademia Cagliari e da Sinnai. «L’esperimento è riuscito, vedere così tanti bambini su un solo campo, assistere a sfide all’insegna della passione e dello spirito sportivo ci rende ancora più consapevoli della necessità di proseguire su questa strada», dice Alessandro Pesapane, vicepresidente dell’Amatori Rugby Alghero. «Far crescere e valorizzare il settore giovanile è un obiettivo della nostra attività e continueremo a portarlo avanti con ancora più motivazione». Per Antonello Bombagi, ispiratore dell’evento, «abbiamo fatto una cosa meravigliosa, è stata una giornata fantastica, i numeri parlano da soli». Se non ci fossero così tanti bambini «cui trasmettere la nostra passione e i valori in cui crediamo – è l’ultima riflessione – sarebbe tutto inutile». (g.m.s.)

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