No all’unione tra Parco e Area marina
Il ministero boccia la richiesta del Comune di gestione mista e intanto la zona protetta si trova da anni senza una guida
ALGHERO. Il ministero dell'Ambiente, direzione generale del settore protezione natura e mare, ha detto “no” alla richiesta dell’ amministrazione comunale per una gestione unitaria dell'area marina protetta di Capo Caccia – Isola Piana e del Parco di Porto Conte. Il diniego perché l'area marina opera in un contesto nazionale, quello appunto dell'Ambiente, mentre il parco ha valenza istituzionale di tipo regionale. Due realtà quindi diverse sul piano giuridico che non possono essere inserite in una gestione “mista”.
L'area marina, affidata in gestione al Comune dal 2003, si trova ormai da qualche anno priva della guida di un direttore. L'attività operativa è affidata a un dirigente comunale, quello dell'Ambiente, che è gravato da una miriade di competenze e quindi non può esercitare una azione specifica, costante e quotidiana sull'organismo marino nel quale sono impiegati sette dipendenti. Fino a quando Vittorio Gazale era direttore del Parco di Porto Conte c'era stata una sorta di collaborazione attiva in regime di volontariato trattandosi sempre di beni istituzionali dedicati alla ricerca scientifica e protezione dell'ambiente più in generale. La mancanza di un direttore, l'ultimo è stato Gianfranco Russino, sta quindi condizionando in modo evidente le progettualità dell'Area che ha sempre svolto una preziosa azione di controllo, informazione, verifica dello stato dei siti sottomarini sottoposti e protezione integrale, ma anche di comunicazione e conoscenza in un'ottica più generale. Anche il Centro di informazione della Torre di San Giacomo è chiuso da tempo.
Eppure quanto l'area protetta venne istituita in molti avevano ritenuto fosse in grado di fornire un’ulteriore offerta delle bellezze del territorio anche in una versione turistica. Discorso più o meno analogo a quello del Parco di Porto Conte le cui battaglie ai tempi della istituzione facevano esplicito riferimento oltre alla conservazione e protezione anche a una straordinaria carta da giocare a supporto dell'industria delle vacanze. Un richiamo di tipo ambientale straordinario che doveva crescere sulla base di progettualità specifiche come quella, per fare un esempio, di una ricettività leggera. A questo proposito va ricordato che l'ex casa del direttore di Tramariglio è stata trasformata in un luogo di soggiorno e accoglienza con una decina di posti letto. Progetto in grado quindi di rappresentare anche un elemento economico per la riserva.
Tornando all'area marina si ha la sensazione di una situazione di stallo che oltre a impoverire di contenuti l'istituzione ministeriale non consente di valorizzare le professionalità che sono cresciute al suo interno e che rappresentano un patrimonio umano di conoscenza non secondario.
Una situazione complessiva di decadenza che può essere risolta con la nomina di un responsabile che rimetta in modo l'istituzione del ministero dell'Ambiente. Resta da verificare se la nomina di un direttore è di competenza della amministrazione comunale, così sembrerebbe visto che il Comune ne ha la gestione, o se si tratta di una procedura che deve assolvere direttamente il ministero e, in queste caso, sarebbe utile una azione di sollecito e sensibilizzazione magari attraverso le rappresentanze politiche della Sardegna in Parlamento.
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