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Alghero

La pineta dell’Arenosu è sempre una discarica

di Gianni Olandi
La pineta dell’Arenosu è sempre una discarica

A due anni dallo sgombero dei nomadi non è stata ancora effettuata la bonifica La Regione aveva assicurato uno stanziamento di 400mila euro mai arrivato

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ALGHERO. Quando nel febbraio del 2015 si perfezionò il trasferimento delle famiglie rom dalla indecente condizione umana nella quale erano state costrette a vivere per circa un quarto di secolo, si pensò che era cominciata una nuova pagine per la pineta dell’Arenosu, quella parte che si affaccia sullo stagno del Calik.

All’epoca infatti la politica, a vari livelli, si infilò nell’operazione di tipo sociale che aveva avuto successo per garantire interventi risolutori per la bonifica del sito. Una vera e propria bomba ecologica noostante la condizione ambientale di straordinario valore.

Ma da quel febbraio poco è cambiato. Si è proceduto alla chiusura degli accessi, a rimuovere qualche tonnellata di rifiuti di ogni genere, ma la bonifica vera e propria non è mai cominciata. Non ci sono risorse finanziarie. Quelle a disposizione, circa 400 mila euro, sono state consumate nella fase iniziale, quella della parziale rimozione dei rifiuti e nella recinzione. Per il resto niente è cambiato: per la seconda estate consecutiva l’Arenosu ha continuato a offrire uno spettacolo indegno per una località che intende vivere dal turismo e quindi dovrebbe in qualche modo tenere in debito conto la propria immagine. Nessun intervento di carotaggio del sottosuolo, dove presumibilmente convivono sostanze nocive delle quali non è stata avviata l’individuazione figuriamoci la rimozione. Si teme, tra l’altro, che l’inquinamento dei suoli possa coinvolgere anche eventuali falde acquifere, alimentando così un disastro ambientale già di proporzioni inquietanti.

Si era tenuto anche un convegno, molto partecipato, nel corso del quale era stata annunciata la fase due dell’Arenosu: dopo lo sgombero, la bonifica e, nel tempo il ripristino della fruibilità di una delle zone di maggiore pregio ambientale del territorio algherese.

Ma non sono arrivate nuove risorse, occorrerebbero secondo alcune stime dai 600 agli 800 mila euro, l’Agenzia regionale Laore, proprietaria del terreno, non è stata supportata da nuovi finanziamenti, ha dovuto procedere con le poche risorse a disposizione e quindi non affrontare la bonifica vera e propria.

Le macerie e i veleni dell’Arenosu continuano quindi a rappresentare una orribile “cartolina” del territorio algherese. Una situazione che dovrebbe muovere l’attenzione della amministrazione locale per azioni mirate verso i riferimenti istituzionali regionali e nazionali. L’area in questione, sembra quasi una barzelletta, fa infatti parte del Parco di Porto Conte, riserva naturale della Regione Sardegna.

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