Parco, ora Mario Bruno rischia la crisi
Scoppia la grana della stabilizzazione dei dipendenti e rischiano di diventare insanabili le tensioni nella maggioranza
ALGHERO. Porto Conte potrebbe essere il capolinea dell’amministrazione Bruno. La gravissima crisi del Parco naturale regionale rischia di far precipitare la situazione, al di là di ogni previsione e della massima segretezza con cui si sta consumando il violento scontro interno alla maggioranza che sostiene il governo cittadino.
Senza presidente da oltre due mesi, l’ente che fa capo a Sant’Anna rischia ora di rimanere senza personale. Gravemente ferito al capo e ai piedi, il Parco si sta trasformando nella prova più ardua per Mario Bruno e per la coalizione. Tenuti adeguatamente sottotraccia, i malumori sono esplosi all’improvviso nei giorni scorsi e hanno prodotto una frattura abbastanza profonda. Anzi due, tanti quanti i fronti di crisi con cui il sindaco e la maggioranza devono fare i conti.
Le due fazioni. Da una parte c’è l’Udc, che premeva per accelerare i tempi del percorso di stabilizzazione del personale, tracciato abilmente dal direttore generale Mariano Mariani tra le pieghe delle norme vigenti a livello nazionale e regionale. Dall’altra ci sono i consiglieri Elisabetta Boglioli e Marina Millanta, che dentro il gruppone consiliare di “Per Alghero” rappresentano il principale riferimento dell’assessore Gavino Tanchis, e Giuseppe Fadda, Vittorio Curedda e Franca Carta, ossia i “Democratici per Alghero”, rappresentati in giunta dall’assessore Raniero Selva e accessi sostenitori della nomina di Gianni Garrucciu alla presidenza del Parco.
La nomina. L’ex giornalista Rai, il cui legame con Alghero è molto solido, come conferma anche l’indicazione della scorsa estate nel comitato scientifico della Fondazione Meta, ha rifiutato di insediarsi al secondo piano di villa Gioiosa quando ormai la sua nomina sembrava fatta. La mancanza delle condizioni necessarie per far marciare il Parco a passo spedito verso i propri obiettivi: sarebbe questa la ragione alla base del ripensamento del giornalista, pur stimolato da un’esperienza assolutamente gratuita ma di forte impatto sul destino del territorio e del suo sviluppo. Il confronto innescato da questo imbarazzante impasse non avrebbe fatto altro che acuire lo scontro, già in atto e già noto a tutti, tra Mario Bruno e il suo vice, ed ex mentore, Antonello Usai.
Fiducia a tempo. Nel corso dell’assemblea precongressuale di un paio di settimane fa, il leader cittadino dello scudocrociato aveva detto a chiare lettere di non essere munito, né lui né il suo partito, di una dose illimitata di pazienza.
L’ennesimo passo falso dell’amministrazione, come è considerata la crisi del Parco, potrebbe generare effetti impensati sino a qualche settimana fa, costringendo il sindaco – dopo alcuni mesi di apparente sicurezza – a fare di nuovo i conti col pallottoliere ogni volta che si convoca il consiglio comunale.
Una situazione non semplice, che impedirebbe a Mario Bruno di continuare a occuparsi della promozione dell’attività amministrativa verso l’esterno, come ha fatto in questi ultimi mesi ricorrendo alle sue straordinarie doti di comunicatore e di politico, costringendolo di nuovo a fare il giro delle sette chiese per garantirsi una maggioranza in via Columbano. Ad acuire lo stato di difficoltà in cui il Parco si trova già diverso tempo erano state le dimissioni lo scorso ottobre del presidente Antonio Farris. Il professore non aveva fatto mistero di essere contrariato per la mancata approvazione del Piano.
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