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Alghero, Calabona: lottizzazione della discordia

di Gian Mario Sias
Alghero, Calabona: lottizzazione della discordia

Il consiglio comunale convocato d’urgenza per un vecchio contenzioso. Pd e M5S non parteciperanno alla seduta

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ALGHERO. Dopo il Parco di Porto Conte, per l’amministrazione comunale si apre un altro fronte di crisi. Oggi il consiglio comunale è convocato d’urgenza. All’ordine del giorno: “Interpretazione autentica del Piano regolatore generale”, recita la convocazione spiccata in fretta e furia dagli uffici. In realtà si tratta della complessa vicenda della lottizzazione Calabona. Un’urgenza che non tutti avvertivano. Non i consiglieri del Movimento Cinque Stelle e del Partito democratico, che hanno già annunciato la loro assenza. Ma i problemi per Mario Bruno e la sua giunta potrebbero arrivare dai banchi della maggioranza: questa convocazione urgente imbarazza qualcuno dei componenti della coalizione che amministra Alghero e oggi si rischia uno scivolone clamoroso. Per la tenuta dell’alleanza sarebbe un colpo pesante. Per capire cosa sta succedendo, bisogna tornare al 1984.

L’imprenditore Giancarlo Scognamillo, assieme ad altri quaranta soci, presenta in Comune il progetto di una lottizzazione. Ma in quell’area di espansione opera anche un altro impresario, Giovanni Antonio Mariani, che ottiene subito le licenze ed edifica una serie di palazzine. C’è un regolamento edilizio che impone delle distanze precise tra i diversi proprietari, e la lottizzazione Mariani non rispetta i parametri. Gli accessi alle abitazioni e i terrazzini sono a meno di cinque metri dal terreno di Scognamillo. Lui si rivolge al tribunale che gli dà ragione in prima istanza nel 2007 e con pronunciamento della Corte d’appello nel 2011. Addirittura, Scognamillo potrebbe pretendere la demolizione della lottizzazione Mariani, ma ha sempre dichiarato di non voler arrivare a tanto. Vorrebbe, molto più semplicemente, che la sua pratica ferma da decenni nei cassetti del municipio finalmente venisse riesumata e sottoposta al vaglio del consiglio comunale. Poco prima che l’amministrazione guidata da Stefano Lurbano arrivasse anticipatamente al capolinea, il progetto era pronto ad approdare in aula. C’era già la firma del dirigente ed era tutto in regola. Ma ancora una volta era stato bloccato.

Alla causa civile contro il Comune e contro il confinante Mariani, corre parallela una denuncia penale nei confronti di diversi consiglieri comunali e amministratori che si sono opposti al progetto Calabona dalla fine degli anni Novanta al 2001. Tra i documenti depositati da Scognamillo c’è anche una nota del Cocico, l’organo di controllo degli atti degli enti locali, che giudica il diniego da parte del Comune come un’azione illogica e un abuso di potere. E poi c’è il risarcimento civile e il conto da presentare al Comune sarebbe molto salato: solo l’imprenditore potrebbe avanzare una richiesta da 10milioni di euro, ma poi è probabile che anche gli altri proprietari battano cassa. Alcuni consiglieri di maggioranza, oggi, dovrebbero sconfessare loro stessi e le prese di posizione assunte all’epoca. In più, c’è la perentoria presa di posizione del M5S. «L’improvvisa e inaspettata accelerazione voluta dalla giunta costringe il consiglio a esprimersi senza un’adeguata consapevolezza dei fatti e delle conseguenze degli eventuali atti adottati», tuonano Graziano Porcu e Roberto Ferrara. «Non parteciperemo ai lavori», annunciano. «Il Partito democratico non parteciperà, questo modo di fare è offensivo per la città e per i suoi cittadini», fa eco il capogruppo Mimmo Pirisi.

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