Una squadra di esperti al capezzale del Calich
Domani verranno effettuate le analisi per stabilire l’origine delle macroalghe Intervengono Lipu e Wwf per ricordare l’importanza di quell’area umida
ALGHERO. Quella che sta per cominciare sarà una settimana di particolare attenzione per lo stagno del Calich visto che sono previste indagini chimico-fisiche con l’obiettivo di verificare la qualità delle acque, ma soprattutto determinare quali siano le cause che hanno provocato , nei tratti meno profondi della laguna, la formazione di macroalghe.
Un tappetto verde che oltre a suscitare una certa curiosità desta anche qualche preoccupazione ed è per questa ragione che i campionamenti previsti da parte dei tecnici dell’Arpas, in collaborazione con il Parco di Porto Conte, rappresentano un punto di riferimento scientifico piuttosto importante.
Le prime considerazioni sull’origine del boom algale invernale riferiscono che il fenomeno sia frutto dell’aumento delle temperature che, data la presenza di concentrazioni importanti di nutrienti e all’irraggiamento solare, hanno determinato la proliferazione.
Sullo stesso argomento si è già svolta, convocata dalla direzione del Parco di Porto Conte, una prima riunione alla quale ha partecipato i rappresentanti del Comune, di Arpas, Agris, Istituto zooprofilattico, Università di Sassari, dipartimento di veterinaria, Area Marina Protetta di Capo Caccia.
In quella occasione è stato raggiunto l’accordo per la costituzione di un tavolo tecnico permanente tra tutti gli enti allo scopo di elevare il livello di attenzione sulla laguna mettendo finalmente a sistema dati e le varie attività condotte dai singoli enti.
La questione sul Calich ha mosso l’attenzione delle associazioni ambientaliste Wwf e Lipu della Sardegna che hanno inoltrato una richiesta di informazioni a tutti i riferimenti istituzionali di competenza in merito allo stato di salute della laguna del Calich.
«Da alcuni giorni si osserva un preoccupante fenomeno di proliferazione di alghe che ha trasformato alcune aree poco profonde della zona umida in un allarmante tappeto verde, situazione scaturita presumibilmente dall’aumento della temperatura combinata alla presenza di concentrazioni significative di sostanze organiche, scrivono Carmelo Spada, delegato Wwf per la Sardegna e Francesco Guillot coordinatore Lipu Sardegna.
I due esponenti dell’ambientalismo regionale ricordano che la zona umida del Calich, per il suo alto valore naturalistico e paesaggistico, è inserita nel parco regionale di Porto Conte, nella Zona di Protezione Speciale di Capo Caccia e nella direttiva Uccelli e Habitat che mira a tutelare negli Stati membri dell’Unione Europea la biodiversità nel nostro continente.
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