Vendita immobili demaniali: «Quelle somme devono restare a Fertilia»
Il Comitato di Borgata non molla la presa sulla cessione dei beni, tra cui l’hotel Bellavista, da parte della Regione
ALGHERO. Gli abitanti di Fertilia, tramite il Comitato di Borgata, non mollano la presa sulla questione della vendita dei beni demaniali della città di fondazione da parte della Regione. «Che i proventi derivanti dalla vendita dell’hotel Bellavista e gli altri immobili di Fertilia vengano investiti sulla riqualificazione della borgata – scrive il presidente Luciano Solinas in una lettera indirizzata al governatore Pigliaru e all’assessore agli enti locali Erriu –, non siamo disposti ad accettare che le risorse finiscano nei meandri del bilancio regionale». E la motivazione addotta dai fertiliani pare leggittima: «Quegli immobili sono infatti ascrivibili al patrimonio del soppresso Egas-Ente Giuliano Autonomo di Sardegna, ente morale nato nel 1947 per accogliere gli esuli Giuliani, Istriani e Dalmati. Tale patrimonio immobiliare quindi non solo non era prima dello Stato, ma lo è ancora meno oggi della Regione. Appartiene moralmente per non dire materialmente agli esuli. Il reinvestimento in Fertilia sarebbe il dovuto riconoscimento, tardivo, di ciò che già da anni sarebbe dovuto essere a servizio della Città di Fondazione». Il Comitato ricorda quindi che molti degli immobili trasferiti nel patrimonio del demanio regionale nell’aprile del 2008 sono stati realizzati e/o completati a partire dal 1947 dagli esuli anche con fondi di aiuti internazionali diretti esclusivamente a loro (i cosiddetti fondi Erp, European Recovery Program noto come Piano Marshall); oppure fondi Unrra. United Nations Relief and Rehabilitation Administration), e che alcuni di questi fondi sono stati riconosciuti dal diritto internazionale come non incamerabili nel patrimonio pubblico dei vari stati europei poiché destinati - e a oggi da ridestinare - esclusivamente agli esuli.
Sergio Ortu
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