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Alghero

“Oasi” per raccogliere i rifiuti in centro

di Gian Mario Sias
“Oasi” per raccogliere i rifiuti in centro

La proposta dei commercianti alla vigilia del nuovo servizio: «L’umido chiuso nelle casette, i vicoli sarebbero più decorosi»

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ALGHERO. «Delle oasi in legno, chiuse a chiave, per la raccolta dei rifiuti da parte dei pubblici esercenti». È la proposta che il segretario cittadino di Confcommercio, Massimo Cadeddu, rivolge all’amministrazione comunale. Ad Alghero inizia l’era della Ciclat. Tra polemiche, carte bollate, passaggi di consegne e speranze, in questi giorni sta partendo il nuovo servizio di raccolta dei rifiuti. Dall’appalto da 63milioni di euro in sette anni tutti si aspettano una rivoluzione rispetto ai tantissimi problemi e ai tantissimi disagi che la Riviera del corallo affronta tutti gli anni, soprattutto in estate. Sull’espletamento e sull’aggiudicazione del servizio, ma anche sulle modalità con cui la nuova società lo gestirà, le perplessità sono moltissime. I commercianti, pur non volendosi unire al coro degli scettici, preferiscono comunque prevenire le grane e mettono le mani avanti. «Uno dei problemi più gravi del vecchio appalto era legato alla mancanza di una organizzazione per la raccolta dei rifiuti dai pubblici esercizi che fosse coerente con le condizioni logistiche della città, dei locali e dei vecchi cassonetti», è la premessa dalla quale parte Massimo Cadeddu, segretario cittadino di Confcommercio, che sull’argomento si è già fatto sentire con il sindaco di Alghero, Mario Bruno e con l’assessore dell’Ambiente, Raniero Selva, con cui si incontrerà anche nelle prossime ore. Per evitare che si torni alle polemiche della scorsa estate, quando il centro brulicava di turisti, ristoranti, pizzerie, bar e affini traboccavano di clienti e l’economia cittadina tirava un gran sospiro di sollievo, ma nel frattempo emergeva in tutta la sua chiarezza l’inadeguatezza del sistema di raccolta, Cadeddu propone una soluzione nuova per Alghero. «In realtà non stiamo inventando niente, quello che chiediamo è molto simile a quello che si vede in giro per il mondo - precisa - soprattutto nelle città turistiche». Il sistema prevede che in ogni isolato vengano realizzate delle cabine in legno, all’interno delle quali troverebbero spazio i bidoni di un ben identificato numero di esercizi pubblici. «I titolari avrebbero le chiavi, mentre gli altri non potrebbero accedere», prosegue Massimo Cadeddu, per il quale «questa è l’unica soluzione percorribile, dato che è impossibile prevedere che l’azienda riesca a ritirare l’umido e i rifiuti deteriorabili due volte al giorno, soprattutto in centro, dove si concentrano la maggior parte delle attività». E d’altronde, conclude, «non si può pretendere che esercizi di piccolissime dimensioni possano stoccare i rifiuti al loro interno, perché non ci stanno».

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