Fabio Cotogni: «Dalle oloturie nuova fonte di ricchezza»
ALGHERO. «È arrivato il momento di provare a fare qualcosa di compatibile col territorio ma che consenta di creare nuova ricchezza». Per ora il suo è solo il progetto per un esperimento. Ma Fabio...
ALGHERO. «È arrivato il momento di provare a fare qualcosa di compatibile col territorio ma che consenta di creare nuova ricchezza». Per ora il suo è solo il progetto per un esperimento. Ma Fabio Cotogni ci crede moltissimo. La cooperativa Vivarium, con sede ad Alghero, ha fatto domanda di concessione demaniale marittima per acquacoltura per la realizzazione di un impianto di allevamento di oloturie. Fabio Cotogni, quarant’anni, di Roma, presidente della cooperativa, studi in Scienze dell’ambiente e produzioni marine ad Alghero, dove è trapiantato da allora e dove ha messo su famiglia, master a Camerino in Gestione della fascia costiera e produzioni marine, ha messo insieme diverse esperienze lavorative, ma non ha mai smesso l’idea. «Ho da sempre il desiderio di fare qualcosa nel mio settore», spiega lui. Dato che per sognare in grande bisogna essere un po’ visionari e avere idee originali, insieme a due soci ha deciso di studiare il modo di allevare le oloturie, di impiantare di fronte al Golfo di Capo Caccia un allevamento d’eccellenza, che non potrà competere con quelli da cui si fornisce la grande cucina orientale, ma rappresenterebbero un unicum in Italia e una particolarità in tutta Europa. «Per ora non è un progetto produttivo ma sperimentale, siamo molto curiosi e ci farebbe piacere fare qualcosa per il nostro territorio – spiega Fabio Cotogni – da Oristano a Stintino non esistono altri impianti del genere, tranne le due maricolture». Cercando di capire le ragioni per cui nessuno ha mai pensato alle cozze e alle vongole della Riviera del corallo, è nata l’idea di «fare qualcosa di diverso – spiega il presidente di Vivarium – seguendo l’onda del mercato». I prezzi ipotizzati per il prodotto finito, finalizzato a determinati mercati, riguarda impianti esistenti ma in altre parti del mondo, all’apice della produzione di altissima qualità. «Non c’è nessuna garanzia che domani riusciremo a produrre oloturie, non c’è nessuna letteratura scientifica che ci conforti o che ci dica che non si può – conclude Fabio Cotogni – possiamo solo provarci». (g.m.s.)
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