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Alghero

Bruno: «Turismo, bene l’identità ma serve l’inglese»

di Gian Mario Sias
Bruno: «Turismo, bene l’identità ma serve l’inglese»

Presentato uno studio sulle conoscenze linguistiche locali Solo un algherese su 10 parla la lingua dell’accoglienza

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ALGHERO. «Che turismo si vuole fare se solo l’11 per cento degli algheresi parla l’inglese?». Tutti a parlare di catalano, di identità e di cultura linguistica, ma il sindaco di Alghero spiazza tutti e trasforma il convegno pubblico sulle lingue parlate ad Alghero in una riflessione sullo stato di salute del sistema dell’accoglienza nella Riviera del corallo.

Ieri a Lo Quarter sono stati presentati i dati di uno studio sulle conoscenze e le abitudini linguistiche ad Alghero, che è stata realizzata a partire dal 2015. A presentarli sono stati la direttrice generale del settore Politiche linguistiche della Generalitat de Catalunya, Ester Franquesa, e il rappresentante dell’ufficio algherese della delegazione della Generalitat de Catalunya in Italia, Joan Elies Adell. L’iniziativa della “Enquesta d’usos lingüístics a l’Alguer” è nata in ambito catalano, ragionando con la “terra madre catalana” di azioni comuni da realizzare per restituire alla variante algherese della lingua catalana nuova linfa e nuova attualità. Ma Mario Bruno, che tra ciclismo, tennis in carrozzina, rally e altri eventi è impegnatissimo per cercare di risollevare le sorti di quella che in passato è stata la “porta d’oro del turismo in Sardegna”, si preoccupa di più di altri numeri.

«Su 12735 intervistati, il 38% dice di parlare l’algherese, mentre il 75 afferma di capirlo», riflette Mario Bruno scorrendo le cartelle dell’indagine elaborata dagli studiosi internazionali che hanno condotto la ricerca sul campo. «Il 26% degli algheresi capisce il catalano scritto – aggiunge – e il 3 sa scrivere in algherese». Fatta questa premessa, il sindaco devia. «Balza agli occhi questo 11% di persone che parlano inglese», è la sua riflessione. «Nelle località turistiche internazionali in cui l’inglese non è la lingua ufficiale – spiega – siamo intorno al 38, siamo molto indietro».

Si parla di lingua inglese, ma se ci si volesse concentrare su francese, spagnolo o altre lingue, le cose sarebbero anche peggiori. «Non si può fare turismo in questo modo», dice Mario Bruno senza mezzi termini. «C’è molto da fare nelle politiche di accoglienza – aggiunge – e bisogna lavorare molto sulla formazione». Un incipit che il sindaco rivela di aver ricevuto di recente anche dalla nuova proprietà di Sella&Mosca. «Mi hanno confermato che hanno trovato una città bellissima – svela Bruno – ma che secondo loro c’è molto da investire sulla formazione degli operatori, e che bisogna farlo già dalla scuola». Ovviamente, la giornata di ieri non poteva che essere dedicata all’uso del catalano algherese. «Bisogna prendere in mano la situazione prima che non ci sia più la possibilità di farlo – dice Bruno – alle associazioni cittadine che si curano della promozione e della tutela del catalano abbiamo dato palazzo Serra». È solo un primo passo, però «ci sono diverse stanze, lì troveranno posto gli uffici linguistici comunale e regionale – prosegue Bruno – serve un’azione di valorizzazione complessiva, si sta costituendo una consulta delle associazioni». Poi il sindaco avverte. «La bellezza di Alghero non è in discussione, il valore del suo patrimonio neanche ma a portarci in finale nella selezione della Capitale italiana della cultura per il 2018 è che siamo una città catalana, questo non è folclore ma identità».

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