«Consiglio, gli “emigrati” si dimettano»
Opposizioni all’attacco: «Ci sono consiglieri lontani per lavoro e la loro assenza ingessa i lavori»
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ALGHERO. «Cari colleghi della maggioranza che lavorate e vivete oltre Tirreno, dovete fare un favore alla vostra città, dimettetevi». Firmato Cesare Emiliano Piras e Maria Grazia Salaris del Nuovo Centrodestra, Michele Pais, Nunzio Camerada e Maurizio Pirisi di Forza Italia, Alessandro Nasone e Monica Pulina del Gruppo Misto e Graziano Porcu e Roberto Ferrara del Movimento Cinque Stelle.
Con un documento al vetriolo, firmato da tutti i consiglieri di minoranza con la sola eccezione di quelli del Pd – partito che però sul tema si è espresso altrettanto duramente nei giorni scorsi – l’opposizione torna alla carica.
«Dopo gli ultimi obbrobri amministrativi, che stanno rischiando di mettere a repentaglio l’intero sistema Alghero, anche le attività del consiglio comunale, la cui prossima seduta è fissata addirittura per il 14 giugno, e delle commissioni sono totalmente “ingessate”», accusano i nove esponenti del centrodestra e dei meet up grillini. E tutto questo è dovuto al fatto che «due consiglieri comunali, senza i quali l’amministrazione Bruno non avrebbe la maggioranza, non vivono più in città».
A Linda Oggiano, che già dall’inizio del mandato si è trasferita a Roma per motivi personali, ora si aggiunge Giampietro Moro, traslocato da qualche settimana in Emilia Romagna per esigenze del proprio lavoro.
«Di fatto si istituisce una nuova figura di rappresentanza della città – ironizzano i detrattori – che è quella del consigliere comunale per corrispondenza». Dismettendo poi i toni dell’ironia, i nove firmatari si fanno seri e accusano. «Ci chiediamo come si possa svolgere un ruolo istituzionale di tale importanza senza vivere tutti giorni a stretto contatto quelli che sono i problemi che attanagliano il tessuto economico sociale della nostra città», è la domanda dal suono retorico. «Ci sono oltre cinquanta mozioni presentate dalle varie forze di opposizione per proporre soluzioni ai problemi della città – proseguono – ma a questo ritmo ridicolo non potranno mai essere neanche discusse».
Da qui l’appello, tra la provocazione e la proposta, ai due consiglieri emigrati. «Diano immediatamente le dimissioni, dando spazio a chi nelle loro liste vuole mettersi a disposizione della collettività», è la richiesta. Anzi, di più. «Ci appelliamo al buon gusto di tutti i colleghi della maggioranza affinché si metta fine alla peggiore amministrazione che la nostra città abbia mai avuto». «Sin dal suo insediamento, l’assise cittadina ha lavorato con assiduità superiore al passato, licenziando un gran numero di atti, in linea con l’attività della giunta», replica il presidente del consiglio, Matteo Tedde.
«Cento sedute in poco meno di tre anni di amministrazione sono un dato non riscontrabile in passato – insiste Tedde – e dimostrano e confermano la gran mole di lavoro istruito e portato a termine». Snocciolati i numeri, il presidente avverte che «altre fantasiose ricostruzioni, improprie ingerenze o deprecabili tentativi di delegittimare le istituzioni democratiche troveranno la mia più ferma condanna». (g.m.s.)
Con un documento al vetriolo, firmato da tutti i consiglieri di minoranza con la sola eccezione di quelli del Pd – partito che però sul tema si è espresso altrettanto duramente nei giorni scorsi – l’opposizione torna alla carica.
«Dopo gli ultimi obbrobri amministrativi, che stanno rischiando di mettere a repentaglio l’intero sistema Alghero, anche le attività del consiglio comunale, la cui prossima seduta è fissata addirittura per il 14 giugno, e delle commissioni sono totalmente “ingessate”», accusano i nove esponenti del centrodestra e dei meet up grillini. E tutto questo è dovuto al fatto che «due consiglieri comunali, senza i quali l’amministrazione Bruno non avrebbe la maggioranza, non vivono più in città».
A Linda Oggiano, che già dall’inizio del mandato si è trasferita a Roma per motivi personali, ora si aggiunge Giampietro Moro, traslocato da qualche settimana in Emilia Romagna per esigenze del proprio lavoro.
«Di fatto si istituisce una nuova figura di rappresentanza della città – ironizzano i detrattori – che è quella del consigliere comunale per corrispondenza». Dismettendo poi i toni dell’ironia, i nove firmatari si fanno seri e accusano. «Ci chiediamo come si possa svolgere un ruolo istituzionale di tale importanza senza vivere tutti giorni a stretto contatto quelli che sono i problemi che attanagliano il tessuto economico sociale della nostra città», è la domanda dal suono retorico. «Ci sono oltre cinquanta mozioni presentate dalle varie forze di opposizione per proporre soluzioni ai problemi della città – proseguono – ma a questo ritmo ridicolo non potranno mai essere neanche discusse».
Da qui l’appello, tra la provocazione e la proposta, ai due consiglieri emigrati. «Diano immediatamente le dimissioni, dando spazio a chi nelle loro liste vuole mettersi a disposizione della collettività», è la richiesta. Anzi, di più. «Ci appelliamo al buon gusto di tutti i colleghi della maggioranza affinché si metta fine alla peggiore amministrazione che la nostra città abbia mai avuto». «Sin dal suo insediamento, l’assise cittadina ha lavorato con assiduità superiore al passato, licenziando un gran numero di atti, in linea con l’attività della giunta», replica il presidente del consiglio, Matteo Tedde.
«Cento sedute in poco meno di tre anni di amministrazione sono un dato non riscontrabile in passato – insiste Tedde – e dimostrano e confermano la gran mole di lavoro istruito e portato a termine». Snocciolati i numeri, il presidente avverte che «altre fantasiose ricostruzioni, improprie ingerenze o deprecabili tentativi di delegittimare le istituzioni democratiche troveranno la mia più ferma condanna». (g.m.s.)
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