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Alghero

Legge urbanistica, gli albergatori sognano il premio

Gianni Olandi
Legge urbanistica, gli albergatori sognano il premio

Molte delle strutture cittadine risalgono agli anni ’50 e ’60 Con gli incrementi volumetrici potrebbero rilanciarsi

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ALGHERO. Il disegno di legge sull’urbanistica in Sardegna, argomento sensibilissimo per i consistenti interessi che determina, è seguito con particolare attenzione sulla Riviera del Corallo soprattutto a proposito della parte che riguarda gli alberghi esistenti sulla fascia costiera, entro i 300 metri.

Le attenzioni degli albergatori catalani appaiono giustificate soprattutto da una ragione: ad Alghero negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso nasce il turismo in Sardegna. Un intuito imprenditoriale che si è rivelato vincente. I primi alberghi nascono proprio in quegli anni e va da se che quelle strutture ricettive, dopo oltre mezzo secolo, sono oggi inadeguate ad affrontare le nuove sfide dell’industria delle vacanze e della concorrenza che giunge dai Paesi rivieraschi del Mediterraneo.

Quel premio di cubatura del 25 per cento per questi impianti entro i 300 metri della fascia costiera è dunque tutto grasso che cola. Cubatura destinata a riqualificare i servizi, allestimento di nuovi, adeguamento anche delle stanze a standard più moderni, realizzazione di centri benessere, sale congressi, una serie di riqualificazioni capaci di riportare le strutture sul mercato internazionale. In Sardegna su 930 alberghi quelli praticamente a ridosso della battigia sono 180. La costa algherese ne vanta un numero importante nel tratto compreso tra La Speranza e Porticciolo, e soprattutto tra la litoranea del Lido e Porto Conte.

Tra questi alcuni casi sono emblematici a cominciare dall’hotel El Faro, realizzato su progetto dell’architetto Simon Mossa, che debutta negli anni Cinquanta in una posizione di straordinaria bellezza panoramica. Tra i primi anche l’Hotel dei Pini, che apre al pubblico nel 1959, seguito dal vicino Punta Negra, una decina di anni dopo, 1969, dal Porto Conte nel 1970, Corte Rosada, Hotel Calabona , Oasis, San Marco, e via via tutti gli altri. Sul finire del secolo scorso il Baia di Conte, di proprietà all’epoca di un gruppo finanziario franco libanese. Il gigantesco impianto nacque con un abuso edilizio di 5mila metri rispetto al progetto originario che costò alla proprietà una sanzione di 5 miliardi di lire a favore del Comune.

Tra l’altro su questi premi di cubatura per la riqualificazione, mentre vengono esclusi tassativamente nuovi alberghi entro i 300 metri, c’è una condivisione abbastanza vasta a livello politico come si è potuto certificare in occasione del convegno sull’urbanistica tenutosi recente ad Alghero nella sede del Pd. Stabilendo un tetto massimo come ha sostenuto il consigliere regionale Salvatore Demontis membro della commissione urbanistica. È possibile che l’esponente del Pd si riferisse a situazioni particolari, come, per restare alle cose della costa algherese, nel caso proprio del Baia di Conte, le cui dimensioni sono tali che con quel 25% si potrebbero sviluppare volumi importanti. Il disegno di legge riguarderebbe anche una perla tra gli alberghi della Riviera del Corallo: l’hotel Capo Caccia. Un impianto coinvolto nella vicenda giudiziaria che ha portato alcuni anni fa al fallimento della società proprietaria e che ora è affidato al curatore fallimentare. L’hotel è da diversi anni abbandonato e sempre di più in condizioni precarie. Le aste per l’affidamento sono andate deserte.

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