il dibattito sugli ospedali
Proposta Upc: «Trasferiamo la chirurgia al Marino»
ALGHERO. Tesi. «L’ospedale marino dispone di tre sale operatorie nuove, ampie, moderne e a norma, in quanto dotate di schermatura per l’utilizzo di apparecchiature radiologiche, specifiche per l’ortop...
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ALGHERO. Tesi. «L’ospedale marino dispone di tre sale operatorie nuove, ampie, moderne e a norma, in quanto dotate di schermatura per l’utilizzo di apparecchiature radiologiche, specifiche per l’ortopedia e la traumatologia, tali da garantire la sicurezza degli operatori e dei pazienti, e una quarta sala operatoria potrebbe essere resa operativa con un minimo intervento finanziario». Antitesi: «L’ospedale civile, invece, dispone di due sale operatorie piccole e vetuste, che parrebbero non disporre delle schermature di sicurezza previste dalle norme». Sintesi. «La logica e il buon senso, suggerirebbero un cambio di rotta radicale, si dovrebbe trasferire tutta l’attività chirurgica di entrambi gli ospedali al marino, più idoneo sotto tutti i profili».
È la proposta, provocatoria ma non troppo, del segretario cittadino dell’Upc, Gianni Cherchi. L’ex assessore della giunta Bruno, che proprio nei giorni scorsi è stato protagonista di un battibecco a mezzo stampa con la maggioranza, intimando il sindaco e i suoi a non utilizzare più il simbolo e il nome del partito centrista, ha le idee chiarissime. Almeno «in attesa che la Regione predisponga gli opportuni interventi per l’ampliamento e la riqualificazione delle sale operatorie del civile». O addirittura, sempre a proposito di provocazioni, «in attesa che eventuali investitori interessati all’acquisto del marino non sborsino i soldi necessari per attrezzare l’ospedale civile di strutture operatorie all’altezza delle esigenze di Alghero».
Secondo Cherchi, «in questa calda estate, quando la gente è in vacanza e l’opinione pubblica è distratta, i responsabili della sanità regionale lavorano alacremente e hanno deciso che il primo settembre i principali reparti dell’ospedale marino dovranno essere trasferiti».
Una riflessione polemica, che però lascia spazio a proposte estremamente concrete. «Contro ogni logica ci vorrebbero far credere che le due sale operatorie del civile potranno svolgere il lavoro che già compiono e sobbarcarsi in più gli oltre mille interventi del marino, di cui circa 200 protesici», insiste il segretario. «Col trasferimento ipotizzato, il civile avrebbe un ulteriore aggravio di lavoro spropositato – conclude – l’Upc vuole proposte sensate, che vengano valutate dal Consiglio delle autonomie locali». (g.m.s.)
È la proposta, provocatoria ma non troppo, del segretario cittadino dell’Upc, Gianni Cherchi. L’ex assessore della giunta Bruno, che proprio nei giorni scorsi è stato protagonista di un battibecco a mezzo stampa con la maggioranza, intimando il sindaco e i suoi a non utilizzare più il simbolo e il nome del partito centrista, ha le idee chiarissime. Almeno «in attesa che la Regione predisponga gli opportuni interventi per l’ampliamento e la riqualificazione delle sale operatorie del civile». O addirittura, sempre a proposito di provocazioni, «in attesa che eventuali investitori interessati all’acquisto del marino non sborsino i soldi necessari per attrezzare l’ospedale civile di strutture operatorie all’altezza delle esigenze di Alghero».
Secondo Cherchi, «in questa calda estate, quando la gente è in vacanza e l’opinione pubblica è distratta, i responsabili della sanità regionale lavorano alacremente e hanno deciso che il primo settembre i principali reparti dell’ospedale marino dovranno essere trasferiti».
Una riflessione polemica, che però lascia spazio a proposte estremamente concrete. «Contro ogni logica ci vorrebbero far credere che le due sale operatorie del civile potranno svolgere il lavoro che già compiono e sobbarcarsi in più gli oltre mille interventi del marino, di cui circa 200 protesici», insiste il segretario. «Col trasferimento ipotizzato, il civile avrebbe un ulteriore aggravio di lavoro spropositato – conclude – l’Upc vuole proposte sensate, che vengano valutate dal Consiglio delle autonomie locali». (g.m.s.)
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