Grandi manovre nei due schieramenti in vista delle elezioni
di Gian Mario Sias
Il centrodestra si è ricompattato con il rientro dell’Udc Occhi puntati sul congresso del Pd dopo i veleni del passato
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ALGHERO. Il tempo degli esperimenti è finito. Il “laboratorio Alghero” chiude. Si torna a casa. Con buona pace di chi resterà deluso, la stagione degli innovatori della politica, di quelli che cercavano altre strade, altri percorsi, altri progetti, originali anche rispetto al panorama nazionale e regionale, è terminata. Dopo tre anni, la politica algherese riassume connotati decisamente più riconducibili allo schema ormai tradizionale, che prevede molto semplicemente la presenza di centrodestra, centrosinistra e Movimento Cinque Stelle. Con il ritorno del Pd nel centrosinistra, nonché il ritorno del sindaco Mario Bruno e dei suoi sostenitori nel Pd, ma anche il passaggio dell’Udc all’opposizione e dunque nel suo alveo naturale, il centrodestra, tutto torna a ricomporsi. In vista delle prossime amministrative, fissate per la primavera del 2019, le grandi manovre sono già iniziate. Per testare il terreno e misurare bene gli equilibri, c’è tutto il tempo e qualche test interessante all’orizzonte. E se da una parte c’è già chi si fa avanti senza nessun timore di venire bruciato, come il presidente di Azione Alghero e vice coordinatore regionale di Energie per l’Italia, Marco Di Gangi; dall’altra c’è un partito che ha monopolizzato le attenzioni e messo sotto silenzio i pochissimi alleati sopravvissuti a questi tre anni ad altissimo tasso di rotazione tra maggioranza e opposizione.
La strigliata di Di Gangi, che nei giorni scorsi ha detto a tutte le opposizioni che sarebbe ora di sedersi intorno a un tavolo e preparare un’alternativa all’attuale esperienza amministrativa, sta facendo discutere l’area dei moderati algheresi. Che per prima cosa si ricompattano e acquistano anche l’ex Upc Linda Oggiano: tra i firmatari di un documento di fuoco nei confronti del sindaco c’è anche lei. Mentre non ci sono Alessandro Nasone, in odore di Pd, e i due consiglieri democratici Mimmo Pirisi ed Enrico Daga.
Le cose più interessanti succedendo in via Mazzini, dove tre sere fa si è chiuso il tesseramento. Ad Alghero si sono iscritti al Pd in 700. Enrico Daga, uno dei leader dell’attuale direttivo, aveva denunciato il rischio di una crescita anomala. Per le regole del partito è valutato tale un aumento di tessere superiore al 25%. L’anno scorso gli scritti non arrivavano a trecento. La guerra, in vista del congresso cittadino di metà ottobre, è aperta.
Mentre le due anime democratiche cittadine – così divise da non poter convivere nello stesso partito da quando Bruno e i suoi si sono candidati alle amministrative contro il simbolo e la lista Pd – provano a cercare una difficilissima mediazione, il gruppo consiliare sotterra l’ascia di guerra. Dopo aver consentito l’approvazione del bilancio consuntivo 2016 grazie all’uscita dall’aula di Mimmo Pirisi, il Pd non firma il documento sottoscritto da Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Gruppo Misto, Upc, Udc e Movimento Cinque Stelle. Mentre le veline di una e dell’altra fazione giocano a screditarsi a vicenda, l’area maggioritaria del partito sembra intenzionata a puntare per la segreteria cittadina su Alma Cardi. Le dinamiche democratiche hanno prodotto l’effetto di compattare le opposizioni, che chiedono le dimissioni di Mimmo Pirisi da presidente della commissione di garanzia: ruolo che per prassi spetta all’opposizione. «In queste condizioni Pirisi non può più garantire il normale svolgimento dei lavori di questa commissione»
La strigliata di Di Gangi, che nei giorni scorsi ha detto a tutte le opposizioni che sarebbe ora di sedersi intorno a un tavolo e preparare un’alternativa all’attuale esperienza amministrativa, sta facendo discutere l’area dei moderati algheresi. Che per prima cosa si ricompattano e acquistano anche l’ex Upc Linda Oggiano: tra i firmatari di un documento di fuoco nei confronti del sindaco c’è anche lei. Mentre non ci sono Alessandro Nasone, in odore di Pd, e i due consiglieri democratici Mimmo Pirisi ed Enrico Daga.
Le cose più interessanti succedendo in via Mazzini, dove tre sere fa si è chiuso il tesseramento. Ad Alghero si sono iscritti al Pd in 700. Enrico Daga, uno dei leader dell’attuale direttivo, aveva denunciato il rischio di una crescita anomala. Per le regole del partito è valutato tale un aumento di tessere superiore al 25%. L’anno scorso gli scritti non arrivavano a trecento. La guerra, in vista del congresso cittadino di metà ottobre, è aperta.
Mentre le due anime democratiche cittadine – così divise da non poter convivere nello stesso partito da quando Bruno e i suoi si sono candidati alle amministrative contro il simbolo e la lista Pd – provano a cercare una difficilissima mediazione, il gruppo consiliare sotterra l’ascia di guerra. Dopo aver consentito l’approvazione del bilancio consuntivo 2016 grazie all’uscita dall’aula di Mimmo Pirisi, il Pd non firma il documento sottoscritto da Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Gruppo Misto, Upc, Udc e Movimento Cinque Stelle. Mentre le veline di una e dell’altra fazione giocano a screditarsi a vicenda, l’area maggioritaria del partito sembra intenzionata a puntare per la segreteria cittadina su Alma Cardi. Le dinamiche democratiche hanno prodotto l’effetto di compattare le opposizioni, che chiedono le dimissioni di Mimmo Pirisi da presidente della commissione di garanzia: ruolo che per prassi spetta all’opposizione. «In queste condizioni Pirisi non può più garantire il normale svolgimento dei lavori di questa commissione»
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