Alghero, portapizze rapinato da tre incappucciati
di Gian Mario Sias
Ventenne derubato di cellulare e portafoglio dopo essere stato attirato in un palazzo di via Marconi per una consegna
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ALGHERO. L’hanno attirato con l’inganno in un cantiere senza via d’uscita, e una volta arrivato sul posto l’hanno aggredito, minacciato e rapinato. Alghero è una città tranquilla, e sollevare allarmi inutili sarebbe da incoscienti. Ma quello di cui qualche sera fa è stato protagonista un portapizze è un fatto grave.
Ordinazione simulata. Un ragazzo, uno studente di vent’anni, uno tranquillo, che giusto ha approfittato dell’estate, della pausa delle lezioni e degli esami per farsi qualche soldo da tenere in più in tasca, è stato ripulito da tre vigliacchi. Gli aggressori avevano simulato l’ordinazione di alcune pizze, ma la richiesta si è rivelata solo una scusa per farlo andare all’indirizzo di una casa in via Marconi. Poi è stato un gioco da ragazzi immobilizzarlo, prendergli il portafogli e il telefonino e scappare nel buio. Come vigliacchi, appunto. E dato che gli episodi di microcriminalità iniziano a diventare un discreto numero, è vero che non è il caso di generare allarmi ingiustificati, ma neanche di sottovalutare i segnali della presenza di qualche testa calda.
Le indagini della polizia. Gli uomini del commissariato di via Kennedy, ai quali il giovane ha raccontato quello che gli è capitato, sono sulle tracce dei malviventi: giovanissimi, locali, sfrontati quando si trovano in branco, potrebbero essere individuati già nelle prossime ore. E potrebbero essere gli stessi che nelle scorse settimane si sono resi protagonisti di altri fatti.
Il tranello. L’aggressione risale alla scorsa settimana, ma è venuta a galla solo ieri. Una delle pizzerie da asporto più conosciuta, apprezzata e frequentata di Alghero sta per chiudere. Sono da poco passate le 23 quando arriva un’ultima telefonata. Il mittente non risulta: numero sconosciuto, recita il display del telefono fisso della pizzeria. La persona che raccoglie le richieste di consegna a domicilio prende nota e, come d’abitudine, chiede un numero di contatto in caso di ritardi o altri disguidi. La voce dall’altra parte del telefono scandisce le cifre di un numero che, sembra quello di una qualsiasi utenza telefonica domestica, e fornisce senza il minimo tentennamento l’indirizzo: via Marconi angolo via Sebastiano Satta. Pizze pronte, dalla cassa chiamano uno dei portapizze che fuori dal locale scambiano due chiacchiere ogni volta che si incrociano tra una consegna e l’altra.
L’aggressione. Il ventenne, algherese, prende il pacco, sale in sella allo scooter e si dirige a destinazione. Ma una volta arrivato scopre di essere vittima di un tranello. Fatica a trovare il portone del palazzo, occultato dal cantiere allestito per il rifacimento della facciata. Quando si addentra tra i tubi innocenti, sente qualcuno che gli affonda un oggetto sul collo, alle sue spalle. All’improvviso si ritrova davanti due persone, volti nascosti dai cappucci delle felpe scure e dagli scaldacollo. «Dacci i soldi», intimano più volte. Il ragazzo vorrebbe ribellarsi, ma non sa cos’ha puntato tra la nuca e le spalle. Perciò consegna il portafogli. «Dacci anche il telefonino», lo minacciano i tre balordi. Ottengono anche quello e scappano.
L’inseguimento. Preso dalla rabbia e dall’impeto, il giovane risale sulla moto che gli mette a disposizione la pizzeria e si lancia all’inseguimento dei tre rapinatori. Non può chiedere aiuto perché non ha più il suo cellulare, prova ad andare nella stessa direzione dei suoi aggressori, che però si muovono a piedi e riescono a far perdere le loro tracce. Arriva in un altro locale d’asporto, quello più vicino, allerta il suo datore di lavoro, chiamano la polizia. Ma dei tre manco l’ombra. Per loro sfortuna qualcuno ha notato la loro fuga e ha fornito elementi utili alla loro individuazione. Il colpo messo a segno potrebbe costargli molto caro.
Ordinazione simulata. Un ragazzo, uno studente di vent’anni, uno tranquillo, che giusto ha approfittato dell’estate, della pausa delle lezioni e degli esami per farsi qualche soldo da tenere in più in tasca, è stato ripulito da tre vigliacchi. Gli aggressori avevano simulato l’ordinazione di alcune pizze, ma la richiesta si è rivelata solo una scusa per farlo andare all’indirizzo di una casa in via Marconi. Poi è stato un gioco da ragazzi immobilizzarlo, prendergli il portafogli e il telefonino e scappare nel buio. Come vigliacchi, appunto. E dato che gli episodi di microcriminalità iniziano a diventare un discreto numero, è vero che non è il caso di generare allarmi ingiustificati, ma neanche di sottovalutare i segnali della presenza di qualche testa calda.
Le indagini della polizia. Gli uomini del commissariato di via Kennedy, ai quali il giovane ha raccontato quello che gli è capitato, sono sulle tracce dei malviventi: giovanissimi, locali, sfrontati quando si trovano in branco, potrebbero essere individuati già nelle prossime ore. E potrebbero essere gli stessi che nelle scorse settimane si sono resi protagonisti di altri fatti.
Il tranello. L’aggressione risale alla scorsa settimana, ma è venuta a galla solo ieri. Una delle pizzerie da asporto più conosciuta, apprezzata e frequentata di Alghero sta per chiudere. Sono da poco passate le 23 quando arriva un’ultima telefonata. Il mittente non risulta: numero sconosciuto, recita il display del telefono fisso della pizzeria. La persona che raccoglie le richieste di consegna a domicilio prende nota e, come d’abitudine, chiede un numero di contatto in caso di ritardi o altri disguidi. La voce dall’altra parte del telefono scandisce le cifre di un numero che, sembra quello di una qualsiasi utenza telefonica domestica, e fornisce senza il minimo tentennamento l’indirizzo: via Marconi angolo via Sebastiano Satta. Pizze pronte, dalla cassa chiamano uno dei portapizze che fuori dal locale scambiano due chiacchiere ogni volta che si incrociano tra una consegna e l’altra.
L’aggressione. Il ventenne, algherese, prende il pacco, sale in sella allo scooter e si dirige a destinazione. Ma una volta arrivato scopre di essere vittima di un tranello. Fatica a trovare il portone del palazzo, occultato dal cantiere allestito per il rifacimento della facciata. Quando si addentra tra i tubi innocenti, sente qualcuno che gli affonda un oggetto sul collo, alle sue spalle. All’improvviso si ritrova davanti due persone, volti nascosti dai cappucci delle felpe scure e dagli scaldacollo. «Dacci i soldi», intimano più volte. Il ragazzo vorrebbe ribellarsi, ma non sa cos’ha puntato tra la nuca e le spalle. Perciò consegna il portafogli. «Dacci anche il telefonino», lo minacciano i tre balordi. Ottengono anche quello e scappano.
L’inseguimento. Preso dalla rabbia e dall’impeto, il giovane risale sulla moto che gli mette a disposizione la pizzeria e si lancia all’inseguimento dei tre rapinatori. Non può chiedere aiuto perché non ha più il suo cellulare, prova ad andare nella stessa direzione dei suoi aggressori, che però si muovono a piedi e riescono a far perdere le loro tracce. Arriva in un altro locale d’asporto, quello più vicino, allerta il suo datore di lavoro, chiamano la polizia. Ma dei tre manco l’ombra. Per loro sfortuna qualcuno ha notato la loro fuga e ha fornito elementi utili alla loro individuazione. Il colpo messo a segno potrebbe costargli molto caro.
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