Alghero, Regione in campo per salvare la stagione del riccio di mare
di Gianni Olandi
A Cagliari si cercano nuove misure contro lo spopolamento. Ma nella riserva marina poseidonia a rischio per i bogamarì
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ALGHERO. Nella patria del “bogamarì” c'è preoccupazione, anche da queste parti il riccio di mare non è più abbondante come una volta e questo impoverimento della popolazione del gustoso frutto di mare oggi si presenta con una offerta decisamente inferiore alla domanda. In assessorato regionale a Cagliari ci sono incertezze sulla riapertura della pesca, si cercano nuove misure per contrastare lo spopolamento e soprattutto combattere il fenomeno dell’abusivismo.
In Sardegna i titolari di licenza di pesca professionisti sono 187, dei quali 150 nel solo cagliaritano, 37 nel resto dell’Isola. Ad Alghero si dedicano a questo tipo di pesca una decina di professionisti, oltre naturalmente agli sportivi ma con limitazioni di prelievo, non più di 50 ricci a testa.
«Sta venendo a mancare una opportunità di reddito per la nostra categoria» dice Giovanni Delrio, rappresentante della associazioni di pescatori Banchina Millelire, una settantina di barche. La pesca del riccio di mare infatti ha sempre rappresentato una boccata d’ossigeno nel periodo invernale per molte famiglie di pescatori. Oltre che un motivo di richiamo per i buongustai. Ma sempre nel golfo di Alghero, per quanto riguarda la presenza del bogamarì, si sta anche verificando una situazione di segno contrario: nelle acque della riserva marina di Capo Caccia – Isola Piana, la popolazione dei ricci è cresciuta in misura consistente creando qualche preoccupazione sul mantenimento delle praterie di poseidonia, cibo privilegiato del riccio.
«Bisogna rivedere la legge sulla pesca – continua Giovanni Delrio – ed eliminare l’uso degli autorespiratori. Anche gli abusivi sono un problema, ma ci sono sempre stati e siamo comunque andati avanti. L’uso delle bombole consente imponenti prelievi che determinano lo spopolamento della specie». Tra l’altro la polpa del riccio di mare è entrata a pieno titolo tra i primi piatti più richiesti dal mondo della ristorazione. Una domanda altissima anche perchè riguarda un prodotto di qualità, dal sapore unico, soprattutto quello pescato nel golfo catalano.
Per quanto riguarda la pesca del riccio in assessorato si sta valutando con qualche preoccupazione se consentirne l’apertura dal prossimo 15 di novembre, per proseguire fino al marzo successivo. L'impoverimento della quantità del prodotto reperibile nei mari della Sardegna è motivo di riflessione anche se non mancano le pressioni dalla categoria dei pescatori che da questo tipo di attività mantengono le famiglie. Non è quindi esclusa una revisione della legge sulla pesca, magari accogliendo le istanze che in questo caso giungono dai rappresentanti dei pescatori algheresi. «Se non viene rivisto quel provvedimento legislativo - aggiunge ancora il presidente della associazione Banchina Millelire - i danni saranno irreversibili, ci vorranno decenni per ripopolare i nostri mari. In passato ci siamo anche rivolti alla Commissione Europeas per la pesca ma ci è stato risposto che si tratta di un problema che deve essere affrontato a livello regionale. Allora che lo si affronti prima che sia troppo tardi».
In Sardegna i titolari di licenza di pesca professionisti sono 187, dei quali 150 nel solo cagliaritano, 37 nel resto dell’Isola. Ad Alghero si dedicano a questo tipo di pesca una decina di professionisti, oltre naturalmente agli sportivi ma con limitazioni di prelievo, non più di 50 ricci a testa.
«Sta venendo a mancare una opportunità di reddito per la nostra categoria» dice Giovanni Delrio, rappresentante della associazioni di pescatori Banchina Millelire, una settantina di barche. La pesca del riccio di mare infatti ha sempre rappresentato una boccata d’ossigeno nel periodo invernale per molte famiglie di pescatori. Oltre che un motivo di richiamo per i buongustai. Ma sempre nel golfo di Alghero, per quanto riguarda la presenza del bogamarì, si sta anche verificando una situazione di segno contrario: nelle acque della riserva marina di Capo Caccia – Isola Piana, la popolazione dei ricci è cresciuta in misura consistente creando qualche preoccupazione sul mantenimento delle praterie di poseidonia, cibo privilegiato del riccio.
«Bisogna rivedere la legge sulla pesca – continua Giovanni Delrio – ed eliminare l’uso degli autorespiratori. Anche gli abusivi sono un problema, ma ci sono sempre stati e siamo comunque andati avanti. L’uso delle bombole consente imponenti prelievi che determinano lo spopolamento della specie». Tra l’altro la polpa del riccio di mare è entrata a pieno titolo tra i primi piatti più richiesti dal mondo della ristorazione. Una domanda altissima anche perchè riguarda un prodotto di qualità, dal sapore unico, soprattutto quello pescato nel golfo catalano.
Per quanto riguarda la pesca del riccio in assessorato si sta valutando con qualche preoccupazione se consentirne l’apertura dal prossimo 15 di novembre, per proseguire fino al marzo successivo. L'impoverimento della quantità del prodotto reperibile nei mari della Sardegna è motivo di riflessione anche se non mancano le pressioni dalla categoria dei pescatori che da questo tipo di attività mantengono le famiglie. Non è quindi esclusa una revisione della legge sulla pesca, magari accogliendo le istanze che in questo caso giungono dai rappresentanti dei pescatori algheresi. «Se non viene rivisto quel provvedimento legislativo - aggiunge ancora il presidente della associazione Banchina Millelire - i danni saranno irreversibili, ci vorranno decenni per ripopolare i nostri mari. In passato ci siamo anche rivolti alla Commissione Europeas per la pesca ma ci è stato risposto che si tratta di un problema che deve essere affrontato a livello regionale. Allora che lo si affronti prima che sia troppo tardi».
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