«Cacciati senza alcun motivo»
I titolari del maneggio di Maria Pia dicono di essere in regola con le autorizzazioni
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ALGHERO. «Abbiamo tutte le autorizzazioni per stare lì, siamo stati cacciati senza alcuna giustificazione, quello compiuto nei nostri confronti è un sopruso e le accuse di malnutrizione dei nostri cavalli sono false, qualcuno pagherà per questo atto prepotenza». Bruno Di Napoli, titolare del maneggio di Maria Pia, non ci sta a passare per il “cattivo”. Una settimana fa l’amministrazione comunale aveva annunciato che la polizia locale ha proceduto allo sgombero della struttura, situata in un terreno ritenuto di proprietà pubblica, sostenendo di aver scongiurato un altro caso di usucapione nell’area fronte mare sul cui destino da anni si discute senza grandi passi avanti. Ma Di Napoli, una vita nel mondo dei cavalli, respinge con fermezza la versione fornita da Porta Terra. E mentre i suoi legali affilano le armi, tra una istanza di usucapione presentata proprio un mese fa e l’attesa che un tribunale si esprima sul contenzioso in corso da anni, rifiuta di passare per quello che è stato mandato via da lì perché maltrattava i cavalli. «In due giorni si è presentato un numero incredibile di agenti della polizia locale – dice –, abbiamo chiesto a quale titolo ci stessero mandando via, procedendo all’allontanamento degli animali, e qualcuno ha ipotizzato che i cavalli fossero mal tenuti e denutriti». Bruno Di Napoli, sua moglie Giovanna Porcu e loro figlio Mauro sono delusi e amareggiati. «Abbiamo un’autorizzazione del 1985, ci hanno concesso questo terreno perché il nostro, tra via Valverde e la strada per Villanova, era ormai troppo vicino al centro abitato», spiega l’addestratore di cavalli. «Ci era stato concesso quel terreno anche perché lì dovevano espropriare per consentire la realizzazione della circonvallazione», prosegue Di Napoli. La bretella che dovrebbe risolvere i problemi viari di Alghero è ancora sulla carta, lui e i suoi cavalli sono per strada. «Questa era una discarica, l’abbiamo trasformata senza alcun abuso e senza infrangere le norme», insiste. E chiede «che sia fatta giustizia e che venga raccontata la verità». Anche rispetto all’accusa di edificazione abusiva, la sua posizione è netta. «Non è mai stata gettata neanche una cazzuola di cemento, abbiamo realizzato le stalle amovibili per il ricovero dei cavalli e abbiamo recintato il terreno di oltre 2 ettari e mezzo – conclude – questa vicenda iniziata nel 2014 per motivi che vorrei conoscere mi ha rovinato». In attesa di essere risarcito, vuole salva almeno l’onorabilità. «Non abbiamo infranto alcuna regole e vogliamo solo quello che ci spetta». (g.m.s.)
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