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arrampicata, il caso cabirol 

Dopo la chiusura della ferrata divampa la polemica

Dopo la chiusura della ferrata divampa la polemica

ALGHERO. «Il tavolo provinciale pensa a mettere in sicurezza la via ferrata del Cabirol, ma nell’area parco la prima premura dovrebbe essere la tutela delle specie che ci vivono e la protezione da...

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ALGHERO. «Il tavolo provinciale pensa a mettere in sicurezza la via ferrata del Cabirol, ma nell’area parco la prima premura dovrebbe essere la tutela delle specie che ci vivono e la protezione da eventuali abusi, dato che le riserve sono state istituite come zone di protezione per specie a rischio di conservazione, e le pareti di Capo Caccia non sono un parco giochi». A pochi giorni dal passo segnato dal progetto Life “Under griffon wings”, con la reimmissioni in natura di 14 grifoni spagnoli, si riaccende lo scontro sulla via ferrata. Ad attizzare il fuoco, stavolta, è Nicola Pech, ambientalista di Mountain Wilderness, che col Gruppo di intervento giuridico aveva sollevato i “casi” Cabiròl e Giorrè, ispirando l’intervento del Conagai, il Collegio nazionale delle guide alpine, le indagini della finanza, l’inchiesta della Procura di Sassari e l’ordinanza di chiusura del sindaco di Alghero, Mario Bruno. «Quella ferrata è stata costruita dopo il 2007, dopo la nascita del parco», dice Pech. Corrado Conca, autore materiale dell’impianto, sostiene che la ferrata esiste dal 1999 e che non sono state eluse prescrizioni normative che ancora non c’erano, ma il rappresentante di Mountin Wilderness lo contraddice. «La via ferrata è stata costruita dopo il 2007 e lo dice proprio Conca nella seconda edizione di “Arrampicare ad Alghero”, pubblicato in quell’anno – replica – e peraltro abbiamo appurato l’assenza di un progetto depositato in Comune e delle autorizzazioni per costruire l’impianto sportivo».

Sino al 2007 «la parte superiore della parete era percorsa solo in parte, il resto era in cantiere e per proseguire bisognava calarsi più in basso con una corda di settanta metri – afferma Pech – nel 2010 il percorso è stato allungato con 350 metri di installazioni fisse e l’abbondante inserimento nella roccia di gradini metallici per collegare il ripiano superiore e quello inferiore». Da allora a oggi, «sono stati inseriti ancoraggi permanenti per l’arrampicata sportiva su una parete vicina e si sono fatte altre modifiche per cui sarebbero state necessarie altre autorizzazioni», aggiunge Pech, per il quale «è un’opera di ingegneria civile in una delle aree più protette nell’isola, ma non esiste progetto e progettista, solo il responsabile della costruzione». Per lui «la progettazione spetta a un team multidisciplinare di figure professionali che possano valutare la parte strutturale e la componente ambientale». E l’abilitazione ai lavori su fune rilasciata dal Conagai, di cui Conca è in possesso, «permette solo l’esercizio del lavoro esecutivo come operaio specializzato».

Pech cita il caso di una ferrata nel Sic “Monte Penna, Monte Trevine, Groppo e Groppetto”, struttura «messa sotto sequestro dalla polizia provinciale con la convalida della Procura di Parma – conclude – si deve tenere conto di quanto già avvenuto in casi identici e delle possibili conseguenze». (g.m.s.)

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