I nuovi grifoni monitorati con i radiocollari

I rapaci stanno prendendo confidenza con il territorio controllati da studiosi e uomini della Forestale

ALGHERO. Le falesie rocciose di Capo Caccia sono un po’ la loro seconda casa. I quattordici grifoni liberati dieci giorni fa in cima alle “Prigionette”, nel cuore del Parco naturale regionale di Porto Conte, iniziano a familiarizzare con il loro nuovo habitat. Importati da una equipe composita di cui è capofila l’Università di Sassari, sono i primi di una sessantina di rapaci che entro il 2019 arriveranno in Sardegna grazie al Progetto Life “Under griffon wings”, il cui obiettivo è il ripopolamento della colonia di grifoni nell’isola, ormai considerata a rischio estinzione per via del numero sempre più ridotto di esemplari presenti tra Capo Caccia, il Monte Minerva di Villanova Monteleone e le alture di Bosa.

La conferma che la fase di adattamento stia procedendo è confermata dai dati rilevati grazie al monitoraggio cui sono sottoposti costantemente otto degli animali liberati. Sono muniti di sistema gps, perciò i loro spostamenti vengono radiocontrollati.

Ed è proprio grazie a questa attività di verifica che è stato possibile attestare con regolarità la loro presenza nei pressi del carnaio, motivo per cui i ricercatori confidano nel buono stato di salute dell’intero gruppo. Fototrappole, gps, telecamere sul carnaio e binocoli stanno tenendo sotto osservazione gli spostamenti dei quattordici grifoni, liberati dopo il periodo di ambientamento nel carnaio/voliera di Marina di Lioneddu, nella foresta demaniale delle Prigionette. I primi dati svelano una buona attività di volo e una discreta familiarizzazione col nuovo habitat, soprattutto a opera dei due grifoni provenienti dallo zoo “Artis” di Amsterdam. In generale, tutti si spostano lungo tutta la parete rocciosa della penisola di Capo Caccia, con qualche sconfinamento verso il complesso collinare di Monte Doglia.

«Attraverso le nostre telecamere stiamo monitorando la frequentazione all’interno del carnaio, dove l’agenzia Forestas sta regolarmente mettendo a loro disposizione delle carcasse animali e ha posizionato altri due grifoni provenienti dal centro di Bonassai», spiega il direttore del Parco, Mariano Mariani. «L’attenzione è massima visto che il primo periodo è quello più delicato – prosegue il direttore – il responsabile del progetto, Andrea Rota, col suo team e in collaborazione con il corpo forestale, sta monitorando anche via mare le falesie, per verificare la presenza degli altri sei grifoni non collarati». L’idea è di «dare conto settimanalmente dei loro movimenti – conclude Mariani – per coinvolgere le persone, cui saranno dedicate le escursioni che le nostre guide organizzano per gli avvistamenti dei grifoni». (g.m.s.)

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