Piano del traffico: si allarga il fronte del “no” perché "blinda la città"
Alghero, l’istanza annunciata da alcuni commercianti ha già raccolto 140 adesioni. In nove pagine evidenziate le presunte criticità del progetto per la viabilità
ALGHERO. Il fronte del no al Piano urbano del traffico si allarga. In 48 ore l’istanza annunciata da alcuni commercianti ha raccolto il consenso dei titolari di oltre 140 attività, compresi sei studi medici e tre farmacie, oltre a 30 tassisti, il Centro commerciale naturale “Centro storico” e il comitato di quartiere “Alguer Vella”, che rappresenta e tutela gli interessi dei residenti della parte storica della città.
Oltre nove pagine di osservazioni, redatte e protocollate nei giorni scorsi, per dire che «condividiamo l’idea di migliorare la sicurezza stradale e la circolazione e di ridurre l’inquinamento ambientale, ma siamo perplessi sulle modalità», è scritto nella lettera indirizzata a Porta Terra. Per i promotori della raccolta firme, «la legittimazione ad attuare il piano non può essere attribuita a un tecnico solo perché è un luminare, dato che ogni giorno constatiamo gli errori progettuali della passeggiata Bousquet, dove le intersezioni non corrispondono alle vie perpendicolari», è il primo affondo.
«L’aiuola spartitraffico tra le carreggiate dei due sensi di marcia è più larga delle carreggiate e totalmente inutilizzata, ha sottratto spazi ai marciapiedi a margine delle corsie ed è un grave pericolo per la sicurezza stradale – dicono – sarebbe stato più logico ampliare gli spazi pedonali a mare anziché realizzare un’immensa e inutilizzata isola pedonale». Non solo. «Come si può prevedere l’accesso solo in bici ai presidi sanitari, ossia agli ambulatori medici e a tre farmacie, pari al 40% di quelle presenti ad Alghero? – chiedono – se si estendesse la Ztl o si interdicesse l’accesso ad alcune vie, i pazienti non avrebbero libero ingresso ai servizi».
Altro paradosso, «è negata l’accessibilità anche agli uffici comunali». Ebbene, «è pregevole che l’amministrazione accentri gli uffici pubblici – è la posizione – ma a patto che la stessa amministrazione non impedisca l’accesso agli utenti». Più in generale, «una città blindata e inaccessibile non favorisce nessuno, ma chi redige un Piano urbano del traffico deve considerare che lo spostamento o l’inversione di un senso di marcia avrà evidenti e tragiche ricadute, non valutate con uno studio economico, sul cuore pulsante dell’economia cittadina, costituita da piccole aziende che rappresentano un dato identitario e assicurano occupazione», è la valutazione.
«Ricordiamo bene la tragedia vissuta dagli operatori con l’istituzione del senso unico in via Lido – ricordano – con diverse attività chiuse e i loro dipendenti a spasso». Tra l’altro, «su che dati è stabilito l’eccesso di traffico nelle vie interessate? Ed è stata valutata la concentrazione di auto tra via La Marmora, via Nuoro, via Cagliari e via Giovanni XXIII? C’è una valutazione distinta del traffico in alta stagione e bassa stagione? Se d’estate in via Sassari c’è sempre fila, perché il Comune pretende che i trenini, le carrozze, il mezzo elettrico, i bus e i taxi la percorrano anziché tagliare in via Simon? Perché le carrozze, come in tutte le altre città, non possono passare dentro i giardini pubblici? È stata rilevata la qualità dell’aria e l’inquinamento acustico, per valutare il superamento dei limiti di legge? Quale mobilità urbana è prevista dopo la realizzazione della circonvallazione?».
E poi, «perché si discute di progetti faraonici se ancora non si è riusciti a far decollare i 500 parcheggi di piazza dei Mercati e via Marconi?». Dubbi, troppi dubbi per dire sì al Put.
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