Alghero, il brutto tempo non finisce: i pescatori chiedono nuove date per la pesca all'aragosta
Da quando è finito il fermo biologico le barche sono potute uscire non più di dieci volte
ALGHERO. Dal 30 marzo, giornata nella quale si conclude il periodo di fermo biologico per la pesca dell'aragosta, a oggi, i pescatori algheresi sono potuti uscire in mare per poco più di una decine di volte. Ma non si è trattato di una improvvisa e prolungata crisi di poltronite che ha colpito la marineria locale ma l'impedimento a mollare gli ormeggi è stato determinato dalle avverse condizioni meteorologiche. Venti di ponente, maestrale, mareggiate improvvisi e robusti acquazzoni, hanno lasciato in banchina una cinquantina di lavoratori del mare provocando, oltre alle difficoltà ordinarie per chi vive dal proprio pescato, qualche legittima preoccupazione anche in prospettiva.
«Siamo preoccupati - dice Giovanni Delrio, presidente del Consorzio piccola pesca Millelire - perché dalle previsioni meteo temiamo che questa situazione meteo marina proseguirà ancora nel mese di maggio. Quanto sta avvenendo in questi mesi è sempre stata una delle situazioni che abbiamo presentato alla Regione per motivare la richiesta di una deroga, almeno per tutto il mese di settembre, della pesca dell'aragosta. Il maltempo sta prolungando in modo consistente il fermo biologico - aggiunge ancora Delrio - e quindi almeno un parziale recupero delle giornate di pesca perse per il maltempo che sembrerebbe ragionevole».
Va evidenziato che il problema delle barche a terra per il maltempo non è della sola marineria algherese. Tutta la costa occidentale della Sardegna infatti è stata la più provata dalle condizioni meteo negative. La proposta di protrarre la pesca dell'aragosta è stata presentata in occasione dei ripetuti incontri tenuti ad Alghero con l'assessore regionale all'Agricoltura Caria che sulla vicenda ha dimostrato particolare attenzione anche perché i problemi i sono reali e coinvolgono una intera categoria di lavoratori e le loro famiglie. Un'altra delle ragioni a sostegno delle tesi dei pescatori è legata alla vecchia legge economica della domanda e dell'offerta: nel mese di settembre, con la costa ancora interessata dalla presenza del fenomeno turistico, le richieste per portare in tavola la regina dei mari che giungono dal mondo della ristorazione e dagli stessi privati, sono ancora importanti, quindi con favorevoli ricadute di guadagno. Tra l'altro questa situazione determina una sorta di curiosità di tipo mercantile: dalla chiusura della pesca dell'aragosta, il 30 agosto, a mancare è soltanto il prodotto pescato nella acque della Sardegna visto che il gustoso crostaceo è comunque reperibile perché nel resto d'Italia la normativa nazionale consente la pesca fino al 31 dicembre.
A rispondere alla domanda del mercato sono soprattutto le aragoste pescate nei mari della Sicilia.«Abbiamo ragioni per auspicare - conclude Giovanni Delrio - in un favorevole accoglimento delle nostre proposte, che in qualche modo ci consentirebbe un parziale recupero delle tante giornate di lavoro perse a causa del maltempo. La richiesta iniziale era quella di un adeguamento alla normativa nazionale, pesca fino al 30 dicembre, ma la protrazione di 30 giorni rappresenterebbe in ogni caso un riconoscimento della difficile situazione nella quale ci siamo trovati in questi primi due mesi di pesca».
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