Il Pai svaluta i terreni della Nurra
di Gian Mario Sias
Rivolta tra i proprietari: «Ma quali alluvioni? Faremo causa». L’assessore: «Otterremo meno vincoli»
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ALGHERO. Ottocento ettari in forte svalutazione, 150 famiglie costrette a tombare i seminterrati degli immobili e a star pronte per evacuare a ogni “codice rosso” della protezione civile, più o meno altrettante aziende agricole – nella zona quasi tutti lavorano la terra e vivono dei suoi frutti – che vedono cambiare la classificazione dei possedimenti da terreni agricoli ad area ad alto rischio idrogeologico. Snocciolate dai diretti interessati, senza più l’intermediazione di questa o quella parte politica, le novità introdotte dallo studio di compatibilità idraulica approvato dal consiglio comunale danno la sensazione di un rischio di disastro imminente e non di una scaramuccia politica. E i diretti interessati, la cui rivolta è capeggiata dal Comitato zonale della Nurra, puntano verso Cagliari, verso la Regione, impegnata sul dossier tecnico in vista dell’approvazione definitiva. Gli abitanti di quella parte della Bonifica storica di Alghero hanno incaricato uno studio tecnico e uno legale per preparare le carte e andare negli uffici regionali a controbattere le teorie del piano, approvato in via Columbano con i voti di una maggioranza risicatissima. Se non basterà, si rivolgeranno al Tar. Da quelle parti è diffusa la convinzione che l’area interessata dalla rivoluzione “burocratico-idrografica” sia la vittima sacrificale di accordi politici che consentiranno di arrivare alla svelta al Piano di conservazione e di valorizzazione della Bonifica nella sua interezza, ma non permetterà a tutti di avvantaggiarsene. Loro, per esempio, saranno esclusi dai finanziamenti del Piano di sviluppo rurale. Che sia un compromesso o un abbaglio tecnico prodotto dai vincoli del Piano stralcio per le fasce fluviali, dal quale derivano quelli particolarmente stringenti cui rischiano di essere sottoposti d’ora in avanti, andranno sino in fondo. «Quel piano non passerà», giura Tiziana Lai, presidente del Comitato zonale della Nurra. Spesso è stato accusato di non rappresentare nessuno, ma stavolta il coro di protesta di cittadini e imprenditori è forte e chiaro. «Se la protezione civile da allarme rosso, dobbiamo sfollare», dice incredulo un uomo. «Dobbiamo scappare», fa eco un altro con un sorriso amarissimo. «Alluvioni qui non ce ne sono mai state», sottolinea poi una donna. La titolare di un’azienda agrituristica e vitivinicola avverte. «Tomberò la cantina, ma probabilmente a quel punto dovrò chiudere i battenti». Un agricoltore rileva scoraggiato che «si sta vietando ai nostri figli di crearsi un futuro». E pensare che lungo l’Orune, che nelle carte di Sassari è un canale mentre qui – sebbene sino a poco tempo fa fosse classificato solo come uno scolo delle acque piovane – oggi è considerato un fiume, «è anni che non passa acqua». L’assessore comunale dell’Urbanistica, Alessandro Balzani, prova a gettare acqua sul fuoco. «Il tecnico che ha redatto lo studio si sta confrontando con l’Agenzia del distretto idrogeologico, dalla quale ha strappato la revisione di alcuni parametri – assicura – grazie a questo lavoro di confronto inter-istituzionale ci potrebbero essere novità e vincoli meno restrittivi per quell’area».
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