La protesta: il porto è una cloaca

Genitori dei piccoli velisti e proprietari di gommoni denunciano l’assenza di raccolta delle acque nere

ALGHERO. «Il porto di Alghero? Una fogna a cielo aperto». Lo denunciano alcuni privati cittadini. A far scattare la protesta sono stati per primi i genitori di alcuni bambini che seguono i corsi delle scuole di vela. A loro si sono accodati i proprietari dei gommoni. Sono due delle categorie più esposte a una situazione che, in ogni caso, è un danno per tutti. Certo, loro sono costretti a immergersi nelle acque in cui – è il loro sospetto – i livelli di batteri fecali sono oltre i limiti consentiti dalla legge.

Già, perché il problema è tutto qui. «Gli scarichi di acque nere in mare da parte delle barche da diporto sono una forma di inquinamento, e la materia è oggetto di leggi che ne disciplinano scrupolosamente le modalità e i limiti territoriali», dichiarano gli autori della protesta, che auspicano l’intervento dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico e annunciano di aver già preso contatti con dei laboratori privati per eseguire nei prossimi giorni accurate analisi.

«Una delle cause di inquinamento delle imbarcazioni da diporto è, oltre che la perdita accidentale, lo scarico in mare delle cosiddette acque nere, quelle cioè provenienti dal wc di bordo – proseguono –. La legge vieta di effettuare scarichi dei servizi igienici per le unità da diporto in prossimità delle zone balneari, nelle acque portuali, negli approdi e presso gli ormeggi dedicati alla sosta». In teoria i diportisti hanno l’obbligo di smaltire i liquami “trattati” chimicamente tassativamente oltre le tre miglia dalla costa, mentre quelli “non trattati” oltre le quindici miglia.

Il problema si pone anche perché «il porto di Alghero non è provvisto del servizio di raccolta delle acque nere», è la denuncia. Così lo scalo si trasforma in un pericolo per l’ambiente portuale e per chi lo frequenta. «Buona parte delle barche che stazionano al porto di Alghero sono usate come punto d’appoggio, come una sorta di seconda casa, da molti vacanzieri – è la considerazione – e oggi è sempre più diffuso il fenomeno del Boat&Breakfast e delle House Boat, che sono nuove forme di ospitalità turistica».

Dato che il porto non dispone del servizio di raccolta e smaltimento delle acque nere, «teoricamente i diportisti e soprattutto chi utilizza la propria barca come attività ricettiva dovrebbe contattare delle ditte specializzate o sversare le acque nere alla giusta distanza dalla costa». Ma «considerato lo stato delle carene, ormai invase dalle radici – rilevano gli autori della contestazione – non sembra che queste barche escano spesso dal porto neanche per andare a fare un bagno». Ecco che allora quello specchio d’acqua si trasforma in una grande cloaca. «Ci chiediamo cosa facciano le autorità competenti per impedire questo scempio – è la domanda – e per quale motivo gli ambientalisti, pur a conoscenza del problema, non l’abbiano mai preso in considerazione».

WsStaticBoxes WsStaticBoxes