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Alghero, Wwf: «Limitate la pesca dei ricci»

di Nicola Nieddu
Alghero, Wwf: «Limitate la pesca dei ricci»

Lettera di Carmelo Spada all’assessore regionale Caria: prevedere uno stop delle attività di prelievo

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ALGHERO. Il riccio di mare va preservato con limiti alla pesca e, se necessario, prevedere anche il blocco totale. Sull’argomento interviene il Wwf che, qualche giorno fa, aveva annunciato di costituirsi parte civile in un eventuale processo contro la pesca indiscriminata del riccio di mare dopo il sequestro, da parte della Guardia di finanza di Alghero, di un ingente quantitativo di vasetti contenenti polpa di riccio proveniente da un pescato di almeno 25mila ricci. «Un crimine di natura» era stato definito dal delegato Wwf per la Sardegna, Carmelo Spada. Ora lo stesso Spada ha inviato una lettera aperta indirizzata all’assessore regionale all’Agricoltura con delega alla pesca, Pier Luigi Caria, anche dopo la decisione della Regione di prorogare, dal 15 aprile al 3 maggio, la chiusura della pesca del riccio. La giunta regionale, nei mesi scorsi, ha stanziato 145mila euro destinati all’Agris per il monitoraggio nelle acque sarde, degli stock di riccio di mare e di oloturia. «Fondi probabilmente non sufficienti per un monitoraggio approfondito e che necessita di inserimento strutturale nel bilancio regionale – ha sottolineato Carmelo Spada – è necessario disporre di dati scientifici aggiornati e reali per poter pianificare un’appropriata e oculata gestione della risorsa con un prelievo sostenibile nel breve, medio e lungo termine». Nella lettera viene sottolineato che l’eventuale overfishing legale, oltre l’indiscriminata pesca illegale, va a detrimento anche di altre specie collegate. Per Spada «una seria gestione della risorsa deve prevedere e rendere operativi i distretti di pesca, la quantificazione della risorsa con i dati del prodotto pescato e il calcolo della biomassa di zona su base biennale. Con simili misure e senza tentennamenti si potrebbe iniziare a invertite la situazione attuale prevedendo per il riccio di mare la rotazione delle aree di pesca e, occorrendo, attuare anche il blocco totale della pesca». Il delegato del Wwf evidenzia «che un riccio per raggiungere 6 centimetri impiega cinque anni e la crescente pressione sulla risorsa con l’aumento dei consumi suscita seri interrogativi in termini di sostenibilità del prelievo sinora fatto. È ormai ineludibile – prosegue la nota – una politica di gestione differenziata per bacini di pesca, che preveda controlli stringenti e adeguati delle quantità di pescato e rotazioni tra aree di sfruttamento, per rendere possibile la rigenerazione degli stock. Si deve mettere a sistema una strategia di monitoraggio continuo nel tempo ed affidabile dello stato degli stock nel mare della Sardegna».

Su questo punto, Carmelo Spada porta come esempio il caso dell’Area marina protetta di Capo Caccia che «ha visto triplicare la pressione di pesca passando da 18.400 del 2016 a circa 55mila ricci pescati, mentre l’ultimo studio sullo stato della specie risale al lontanissimo 2007. L’impegno – conclude Spada – deve essere quello di contribuire allo sviluppo sostenibile dell’intero comparto anche per quanto concerne lo smaltimento dei "gusci" dei ricci prevedendone l’impiego nella fertilizzazione dei terreni».

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