Alghero, ortaggi salatissimi: una cassetta, mille euro
Gian Mario Sias
Multa record del Comune nei confronti di un piccolo agricoltore della Nurra. Nel 2014 mise in vendita un contenitore di verdura senza indicare la provenienza
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ALGHERO. Ad Alghero una cassetta mista di melanzane, zucchine, qualche carota, cipolla, prezzemolo, sedano e qualcos’altro di comune utilizzo e di facile reperibilità può costare anche mille e cento euro. A chi produce quegli ortaggi, ovviamente. Provare, per credere, ad ascoltare l’incredibile paradosso amministrativo di cui è diventato protagonista suo malgrado un piccolo imprenditore agricolo locale.
All’epoca in cui tutto ha inizio, nel 2014, faceva l’agricoltore. Aveva un terreno nell’agro algherese. I prodotti della sua terra e del suo lavoro li rivendeva in una piccola bottega in cui lavorava insieme a due dipendenti, nel centro abitato di Alghero. Ogni volta che il furgoncino con le cassette cariche di ogni bendidio lasciava la sua campagna per raggiungere la città, compilava e siglava regolarmente la bolla d’accompagnamento. Il 31 gennaio 2014 una visita dei carabinieri del Nas ha rilevato l’assenza del cartello che attesti la provenienza di alcuni dei prodotti esposti.
I due militari applicano la legge. Magari un po’ troppo zelanti, ma ligi alla legge e niente di più. L’incartamento finisce al Comune di Alghero, i cui uffici sono competenti per la valutazione e la sanzione di questo tipo di contravvenzioni amministrative. Lui rifiuta di pagare la somma prevista per bloccare tutto sul nascere, pari al doppio del minimo previsto per legge. Nel frattempo ha chiuso la bottega, è grande e le sue energie ha preferito concentrarle tutte sul lavoro in campagna, che lo mantiene giovane e in salute. E intanto ha avuto tutto il tempo di dimenticarsi di questa grana, anche perché a suo tempo aveva avuto rassicurazioni dagli uffici: all’impacchettamento che compone il suo fascicolo nel “casellario” di Porta Terra aveva aggiunto una lettera, una sorta di memoria, in cui spiegava che non intendeva pagare per quella che al massimo poteva essere archiviata come una banale dimenticanza, dato che non era un commerciante ma un agricoltore che rivendeva i suoi prodotti, e dato anche che quei prodotti viaggiavano con la bolla d’accompagnamento.
A rinfrescargli la memoria, qualche giorno fa, è stato un messo comunale: a distanza di oltre quattro anni e sette mesi, a cinque mesi dalla prescrizione di quella contravvenzione, il Comune di Alghero gli esige quei mille e cento euro che avrebbe dovuto pagare a suo tempo per chiudere la faccenda: il doppio dei 550 euro fissati come minimo di una sanzione che poteva arrivare anche a 15mila e 500 euro. Ha deciso di rivolgersi a un avvocato. Magari spenderà anche di più, ma a questo punto è una questione di principio: se già quella multa era ingiusta nel 2014, figuriamoci che sapore può avere dopo quasi cinque anni.
All’epoca in cui tutto ha inizio, nel 2014, faceva l’agricoltore. Aveva un terreno nell’agro algherese. I prodotti della sua terra e del suo lavoro li rivendeva in una piccola bottega in cui lavorava insieme a due dipendenti, nel centro abitato di Alghero. Ogni volta che il furgoncino con le cassette cariche di ogni bendidio lasciava la sua campagna per raggiungere la città, compilava e siglava regolarmente la bolla d’accompagnamento. Il 31 gennaio 2014 una visita dei carabinieri del Nas ha rilevato l’assenza del cartello che attesti la provenienza di alcuni dei prodotti esposti.
I due militari applicano la legge. Magari un po’ troppo zelanti, ma ligi alla legge e niente di più. L’incartamento finisce al Comune di Alghero, i cui uffici sono competenti per la valutazione e la sanzione di questo tipo di contravvenzioni amministrative. Lui rifiuta di pagare la somma prevista per bloccare tutto sul nascere, pari al doppio del minimo previsto per legge. Nel frattempo ha chiuso la bottega, è grande e le sue energie ha preferito concentrarle tutte sul lavoro in campagna, che lo mantiene giovane e in salute. E intanto ha avuto tutto il tempo di dimenticarsi di questa grana, anche perché a suo tempo aveva avuto rassicurazioni dagli uffici: all’impacchettamento che compone il suo fascicolo nel “casellario” di Porta Terra aveva aggiunto una lettera, una sorta di memoria, in cui spiegava che non intendeva pagare per quella che al massimo poteva essere archiviata come una banale dimenticanza, dato che non era un commerciante ma un agricoltore che rivendeva i suoi prodotti, e dato anche che quei prodotti viaggiavano con la bolla d’accompagnamento.
A rinfrescargli la memoria, qualche giorno fa, è stato un messo comunale: a distanza di oltre quattro anni e sette mesi, a cinque mesi dalla prescrizione di quella contravvenzione, il Comune di Alghero gli esige quei mille e cento euro che avrebbe dovuto pagare a suo tempo per chiudere la faccenda: il doppio dei 550 euro fissati come minimo di una sanzione che poteva arrivare anche a 15mila e 500 euro. Ha deciso di rivolgersi a un avvocato. Magari spenderà anche di più, ma a questo punto è una questione di principio: se già quella multa era ingiusta nel 2014, figuriamoci che sapore può avere dopo quasi cinque anni.
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