Villa Maria Pia, un futuro da ennesima incompiuta
di Gian Mario Sias
La società concessionaria “Orn.Est.”ne vorrebbe fare una struttura ricettiva Chiesto il cambio della destinazione d’uso ma l’immobile non è accatastato
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ALGHERO. La burocrazia non ama villa Maria Pia, ottocentesca ex colonia penale protagonista di alterne sfortune: prima casa di detenzione, poi abbandonata per anni, quindi oggetto di una radicale ristrutturazione che doveva aprire a un futuro radioso. Ora la storia di villa Maria Pia finisce in tribunale, dove ha portato il caso la società “Orn.Est.” che ha eseguito i lavori di ristrutturazione dopo avere partecipato a un bando regionale ad hoc. A meno di un anno dalla scadenza del contratto di gestione, la società non ha ancora potuto neppure cambiare la destinazione d’uso dell’immobile per trasformarlo in una struttura ricettiva. Questo perché villa Maria Pia non è accatastata.
Ma andiamo con ordine. La storia comincia nel 1999 quando la Orn.Est. di Alghero partecipa a un bando regionale che ricercava imprese sarde disposte a redigere e realizzare investimenti sul patrimonio pubblico. D’intesa col Comune di Alghero, nel cui patrimonio è finita la ex colonia penale, la società predispone un progetto per la ristrutturazione e la messa a regime della villa che si affaccia su viale Burruni e che domina la cittadella sportiva di Maria Pia. Tra una lungaggine e l’altra, nel 2003 si arriva a un’intesa a tre tra Regione (che aveva finanziato l’operazione con quasi 3 miliardi di vecchie lire), il Comune che mette a disposizione l’immobile, e la Orn.Est. che assume l’onere dei lavori in cambio della concessione decennale. Quella che sembrava una bella idea si è però impigliata nelle maglie della burocrazia e oggi rischia di finire nel peggiore dei modi. La società ha messo tutto in mano agli avvocati per chiedere un risarcimento pari a tutti gli anni di gestione, alla manutenzione e alla sorveglianza a una struttura che non ha prodotto alcun utile a causa dei vincoli fissati dagli accordi.
Nel maggio 2019, la concessione scadrà e gli attuali gestori della villa non intendono partecipare al nuovo bando, se le condizioni resteranno queste. Il problema più clamoroso sta proprio qui. «Cambiare le condizioni sarà molto difficile perché è impossibile modificare la destinazione d’uso della struttura», spiega Marcello Meloni, direttore di villa Maria Pia. Il motivo? «Semplice, quell’immobile non è accatastato», rivela, anche per spiegare il motivo per cui la richiesta che loro hanno rivolto alle ultime tre amministrazioni affinché quell’edificio diventasse una struttura ricettiva non è stata mai presa in considerazione.
Secondo le carte, villa Maria Pia doveva essere una casa per ferie. Al suo interno dovevano sorgere un orto botanico e un polo museale. Nel corso della ristrutturazione i costi sono lievitati per via della necessità di opere strutturali di cui si è assunta l’onere la società. Al momento del contratto, è stato così messo nero su bianco che orto botanico e polo museale li avrebbe dovuti costruire il Comune. «Ma non sono mai stati realizzati – spiega ancora Marcello Meloni – solo che nel frattempo una lettura fatta dal Comune vincola le altre attività, ricettiva e di ristorazione, alla sola possibilità che siano destinate a chi viene ad Alghero per visitare l’orto botanico e l’area museale». La richiesta di risarcimento, su cui in febbraio si pronuncerà il tribunale, deriva proprio da questo paradosso. «Da un lato ci vincolano a operare solo in funzione dell’orto botanico e del museo – dice il direttore – dall’altro non lo realizzano». Per provare a superare questo impasse, la Orn.Est. ha proposto di cambiare la destinazione d’uso. «Solo che per cambiarla, villa Maria Pia dovrebbe prima averne una – conclude Meloni – e per averne una dovrebbe essere accatastata».
Ma andiamo con ordine. La storia comincia nel 1999 quando la Orn.Est. di Alghero partecipa a un bando regionale che ricercava imprese sarde disposte a redigere e realizzare investimenti sul patrimonio pubblico. D’intesa col Comune di Alghero, nel cui patrimonio è finita la ex colonia penale, la società predispone un progetto per la ristrutturazione e la messa a regime della villa che si affaccia su viale Burruni e che domina la cittadella sportiva di Maria Pia. Tra una lungaggine e l’altra, nel 2003 si arriva a un’intesa a tre tra Regione (che aveva finanziato l’operazione con quasi 3 miliardi di vecchie lire), il Comune che mette a disposizione l’immobile, e la Orn.Est. che assume l’onere dei lavori in cambio della concessione decennale. Quella che sembrava una bella idea si è però impigliata nelle maglie della burocrazia e oggi rischia di finire nel peggiore dei modi. La società ha messo tutto in mano agli avvocati per chiedere un risarcimento pari a tutti gli anni di gestione, alla manutenzione e alla sorveglianza a una struttura che non ha prodotto alcun utile a causa dei vincoli fissati dagli accordi.
Nel maggio 2019, la concessione scadrà e gli attuali gestori della villa non intendono partecipare al nuovo bando, se le condizioni resteranno queste. Il problema più clamoroso sta proprio qui. «Cambiare le condizioni sarà molto difficile perché è impossibile modificare la destinazione d’uso della struttura», spiega Marcello Meloni, direttore di villa Maria Pia. Il motivo? «Semplice, quell’immobile non è accatastato», rivela, anche per spiegare il motivo per cui la richiesta che loro hanno rivolto alle ultime tre amministrazioni affinché quell’edificio diventasse una struttura ricettiva non è stata mai presa in considerazione.
Secondo le carte, villa Maria Pia doveva essere una casa per ferie. Al suo interno dovevano sorgere un orto botanico e un polo museale. Nel corso della ristrutturazione i costi sono lievitati per via della necessità di opere strutturali di cui si è assunta l’onere la società. Al momento del contratto, è stato così messo nero su bianco che orto botanico e polo museale li avrebbe dovuti costruire il Comune. «Ma non sono mai stati realizzati – spiega ancora Marcello Meloni – solo che nel frattempo una lettura fatta dal Comune vincola le altre attività, ricettiva e di ristorazione, alla sola possibilità che siano destinate a chi viene ad Alghero per visitare l’orto botanico e l’area museale». La richiesta di risarcimento, su cui in febbraio si pronuncerà il tribunale, deriva proprio da questo paradosso. «Da un lato ci vincolano a operare solo in funzione dell’orto botanico e del museo – dice il direttore – dall’altro non lo realizzano». Per provare a superare questo impasse, la Orn.Est. ha proposto di cambiare la destinazione d’uso. «Solo che per cambiarla, villa Maria Pia dovrebbe prima averne una – conclude Meloni – e per averne una dovrebbe essere accatastata».
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