Femminicidio ad Alghero, il marito confessa: "L'ho strangolata con le mie mani"

Michela Fiori e Marcello Tilloca

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ALGHERO. Intorno alle 19 ha chiamato il suo avvocato Stefano Carboni: «Avvocato, ho ucciso Michela, mia moglie». Subito dopo ha raggiunto il legale chiedendogli aiuto: «Voglio costituirmi». E così ha fatto, Marcello Tilloca, 42 anni: è andato in caserma e davanti ai carabinieri e al magistrato Mario Leo ha confessato tutto: «Ci stavamo separando, abbiamo discusso, l’ho strangolata con le mie mani». È morta così Michela Fiori, 40 anni, dipendente di una cooperativa che cura l’assistenza domiciliare per conto dei Servizi sociali del Comune di Alghero, madre di due bambini di 11 e 13 anni, moglie di Marcello, l’uomo che ieri sera nella loro casa di via Vittorio Veneto (quartiere di Sant’Agostino) l’ha uccisa.

Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, il corpo della donna era adagiato tra l’ingresso dell’appartamento e la camera da letto. Lì è stata uccisa Michela, volto sempre sorridente e un’immagine emblematica apparsa qualche mese fa nel profilo Facebook: il suo viso incorniciato da uno slogan: “No alla violenza sulle donne”. Nel buio viale alberato a pochi metri dalle vie dello shopping algherese addobbate a festa, ieri sera c’erano auto di carabinieri e lampeggianti accesi.

Al secondo piano di una delle palazzine comunali si era appena consumata la tragedia. Di certo si sa che la coppia stava vivendo un periodo particolarmente tormentato e il 15 gennaio era fissata l’udienza per la separazione. C’erano delle gelosie che avevano reso i rapporti tra i due ancora più tesi nell’ultimo periodo. Marcello Tilloca pare che fosse cambiato parecchio, non era più la «brava persona» che tutti dipingevano. E infatti – anche se la notizia non è confermata – sembra che Michela una ventina di giorni fa si fosse rivolta al centro antiviolenza per raccontare dei maltrattamenti subiti dal coniuge.

Che lei, oltretutto, a novembre aveva già denunciato al commissariato di polizia per tentata estorsione: lui aveva rubato il cellulare al figlio e poi aveva chiesto il riscatto (300 euro) alla moglie, ignara del fatto che ad avere architettato tutto fosse proprio il marito. Un uomo che si arrangiava con dei lavoretti saltuari e che però ultimamente si era rovinato con il gioco d’azzardo. Quando ieri si è reso conto di quello che aveva fatto ha avuto un attimo di lucidità e ha deciso di non scappare, di non nascondersi.

Ha chiamato l’avvocato Carboni (che successivamente ha rinunciato al mandato per ragioni di opportunità e l’incarico è stato affidato al collega Edoardo Morette) e ha raccontato tutto. In serata sono stati avvisati i familiari: la nonna della vittima abita nella palazzina accanto, sempre in via Veneto, e non appena si è sparsa la notizia dell’omicidio è stata portata via. Mentre la mamma e il fratello di Michela, che vivono a Genova, sono già di rientro in Sardegna. Fortunatamente a quell’ora in casa non c’erano i figli della coppia. Due bambini vittime di un destino terribile e ingiusto. Perché da un momento all’altro, alla vigilia del Natale, la festa che per tradizione celebra la famiglia, si ritrovano soli. Senza la madre cui erano legatissimi, e senza il padre, agli arresti per omicidio volontario.

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