«Via il Caval Marì, torniamo alla Rotonda»

Sardenya i Llibertat rilancia l’idea dell’abbattimento del locale fatiscente per una “veranda sul mare”

ALGHERO. Sembrava una sparata isolata, i social davano la sensazione che la proposta dovesse essere rispedita al mittente in fretta e furia. Invece l’idea di Pier Luigi Alvau, poeta, attore e operatore culturale, di abbattere il Caval Marì inizia a fare proseliti. Tra i tanti che si uniscono al coro, tra nostalgia, due conti spiccioli e questioni ambientali, c’è anche Sardenya i Llibertat. «Riteniamo che lo chalet “Al Cavallino Bianco” sia stato un esempio di iniziativa pubblica lungimirante, condotta con delicata attenzione al contesto ambientale circostante, di buon gusto architettonico e di saggia oculatezza nell’impiego di denari dei contribuenti», affermano vertici e militanti del movimento che attualmente non ha rappresentanza a nessun livello istituzionale ma resta voce ascoltata del panorama politico cittadino. «È stata una meravigliosa veranda sul mare, fruibile tutto l’anno da gente di tutte le età – ricordano – per diversi anni nella pista centrale si faceva pattinaggio a rotelle e in estate diventata una bellissima pista da ballo». Poi Sardenya e Llibertat fa ripasso. «Alla sua gestione si sono succeduti diversi operatori turistici, con beneficio di tutte le parti – ricorda – ma sul finire degli anni Cinquanta su iniziativa dell’Azienda autonoma di soggiorno e turismo venne realizzata “La Casa del forestiero”, ambizioso progetto di accoglienza che pochi anni dopo si è trasformato in un locale notturno». Simbolo dello svago e del divertimento di quei tempi, attirava turisti e faceva crescere il mito della movida algherese insieme ad altri luoghi come la Siesta, la Bardana, il Whisky a Go-Go, il ManPea e altri. «Da diversi anni vicende finanziarie e controversie giudiziarie ne hanno decretato la fine, il rientro nel possesso del Comune e la chiusura per ragioni di sicurezza», ci scompleta l’excursus.

Poi si arriva ai giorni nostri. «Negli ultimi anni assistiamo a un indecoroso stato di abbandono e degrado che offende lo sguardo di algheresi e visitatori», dicono gli attivisti. «L’offerta turistica è fortemente mutata e sono mutate le richieste dei turisti – denunciano – in città non mancano certo locali, ma mancano luoghi pubblici per la socialità, sempre più sottratti a residenti esasperati a vantaggio degli operatori turistici». Ecco perché, è la conclusione, «l’abbattimento e il ripristino della “Rotonda” sono le uniche scelte possibili». (g.m.s.)

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