La Nuova Sardegna

Urbanistica

Dopo vent’anni parte la revisione del Piano paesaggistico regionale – come cambierà

di Serena Lullia
Dopo vent’anni parte la revisione del Piano paesaggistico regionale – come cambierà

L’assessore regionale Spanedda: «Dobbiamo passare da uno sviluppo che trasforma il territorio a uno che lo valorizza e lo accompagna senza snaturarlo»

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Sassari Dopo vent’anni la Sardegna rimette mano al suo strumento più importante di pianificazione del territorio. Il Piano paesaggistico regionale, approvato nel 2006 dalla giunta guidata da Renato Soru, entra in una nuova fase. Due decenni fa divenne uno spartiacque fissando regole, limiti, visioni. Soprattutto sulla tutela delle coste. Oggi la Regione ne avvia la revisione. Un passaggio delicato, perché nel frattempo il territorio è cambiato, come anche la direzione delle speculazioni, gli equilibri, le fragilità e le emergenze dell’isola. 

A tracciare il percorso del nuovo Ppr è l’assessore degli Enti locali e Urbanistica Francesco Spanedda. Lo fa a Sassari, nel convegno promosso dal Ministero della Cultura, dalla Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro e dalla Biblioteca universitaria di Sassari. «Dobbiamo superare l’idea che tutela e sviluppo siano in contrapposizione e riconoscere nella tutela una leva di sviluppo» afferma.

«Dobbiamo conservarlo come un edificio antico»

Il punto di partenza è semplice: il paesaggio non è immobile, cambia, si trasforma, chiede di essere accompagnato. «Dobbiamo conservarlo come si fa con un edificio antico, attraverso un progetto che ne eviti la perdita e il decadimento», spiega l’esponente della giunta di Alessandra Todde. Non una tutela fatta solo di vincoli, dunque, ma una tutela attiva. Dentro questa visione si inserisce il cambio di passo del Ppr di domani. «Dobbiamo passare da uno sviluppo che trasforma il territorio a uno che lo valorizza e lo accompagna senza snaturarlo».

Cambio di direzione delle speculazioni edilizie

L’obiettivo è mantenere l’identità dei luoghi, accompagnandone allo stesso tempo l’evoluzione. Il contesto, rispetto al 2006, è profondamente diverso con un cambio di direzione. «La pressione speculativa si è spostata dalle coste alle zone interne, come dimostrano i progetti per la produzione di energie rinnovabile. Le ultime siccità e gli eventi estremi ci dicono che c’è la necessità di lavorare sulle opere di difesa, sul ciclo dell’acqua e sulla sostenibilità”, osserva Spanedda. Temi complessi, che richiedono un confronto ampio. «Si tratta di temi complessi che vanno affrontati con gli esponenti dei vari saperi, i portatori d'interesse, le comunità e gli Enti locali».

Emergenza spopolamento

Sul tavolo c’è anche un’altra emergenza, più silenziosa ma altrettanto decisiva: lo spopolamento. «La tutela passa anche dalla possibilità di dare occasioni di lavoro e migliorare le condizioni di vita» sottolinea l’esponente della giunta Todde. Pianificazione e coesione sociale, quindi, come due facce della stessa scelta.

Revisione complessa

La revisione del Ppr comporterà anche un lavoro tecnico rilevante. «L’aggiornamento del Piano richiederà il riesame dei 130 decreti ministeriali di vincolo, che si sommano ai 40 già validati e riguardano gruppi montuosi, edifici storici, beni identitari e aree di interesse naturalistico e pubblico». Un passaggio necessario per costruire una pianificazione coerente con le nuove sfide. Il percorso, secondo la Regione, sarà anche l’occasione per rafforzare gli enti locali. In particolare i Comuni più piccoli, spesso più fragili, che dovranno essere messi nelle condizioni di gestire in modo efficace territori complessi e isolati.

«Teniamo fede agli impegni»

Dal punto di vista politico, l’aggiornamento del Ppr è per l’assessore un dovere verso i sardi come da promessa elettorale. «Teniamo fede agli impegni assunti dalla presidente Todde e dalla maggioranza di governo. Aggiornare il Ppr non è solo una necessità tecnica, ma una scelta strategica per sostenere lo sviluppo, la coesione sociale e la tutela dei valori paesaggistici della Sardegna».

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