Libano-Israele, l’Unifil lancia l’allarme: nuova escalation lungo la Blue Line dove opera la Brigata Sassari
La missione Onu segnala un ulteriore deterioramento della situazione, tra scambi di fuoco, attività militari in aumento e nuovi ordini di evacuazione
Sassari L’Unifil segnala un nuovo e preoccupante peggioramento della situazione tra Libano e Israele. La forza di interposizione delle Nazioni Unite parla di una violenta escalation, segnata da pesanti scambi di fuoco, da un’intensificazione delle attività aeree e terrestri e da una maggiore presenza di forze israeliane all’interno del territorio libanese.
A preoccupare sono anche i nuovi ordini di evacuazione impartiti dagli attori coinvolti nel conflitto, con conseguenze per la popolazione civile su entrambi i lati della Blue Line, la linea di demarcazione tra Libano e Israele. Secondo l’Unifil, anche l’inasprimento della retorica contribuisce ad aggravare un quadro già molto fragile.
La missione Onu rinnova quindi l’appello alle parti affinché tornino ad attenersi alla risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza e a una cessazione completa delle ostilità, indicata come l’unica strada possibile verso una stabilità duratura.
Nel sud del Libano, dove opera il contingente internazionale, è presente anche la Brigata Sassari, impegnata nell’operazione di peacekeeping “Leonte” nella base Unifil di Shama, sede del Comando del Settore Ovest a guida italiana. Proprio due giorni fa, il 16 marzo, il ministero della Difesa aveva reso noto che sulla base erano caduti alcuni detriti ritenuti riconducibili a razzi intercettati in aria dai sistemi antimissile israeliani.
Secondo le informazioni diffuse allora dal ministero, non si erano registrati feriti. Un militare italiano, subito soccorso e assistito dal personale sanitario della base, aveva lamentato dolore a un occhio, ma senza ferite e in condizioni giudicate non preoccupanti.
Intanto i peacekeeper dell’Unifil restano nelle rispettive postazioni nell’area di operazioni del sud del Libano e lungo la Blue Line. La missione spiega di continuare a documentare le violazioni, mantenere i collegamenti tra le parti e, dove possibile, facilitare l’accesso umanitario e la protezione dei civili.
