«Quel rogo è una ferita ancora aperta»
Le famiglie sfollate dopo l’incendio del luglio 2017 incontrano le istituzioni
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ALGHERO. Venerdì al palasport “Luca Manchia” di Alghero le cinquantuno famiglie sfollate per il rogo del 18 luglio 2017 di via Vittorio Emanuele incontreranno il presidente del consiglio regionale, Michele Pais, il commissario della Provincia, Pietrino Fois, il sindaco Mario Conoci, il presidente del consiglio comunale, Lelle Salvatore, e i rappresentanti della curia.
Si parlerà di «ottantuno appartamenti bruciati, con due morti, Nicolino Doro e Francesco Piras, 145 persone senza abitazione, tre anni di deportazione senza sostegno dalle istituzioni, prima di vedere l'inizio dei lavori di ricostruzione», recita il documento dei residenti di via Vittorio Emanuele, via Botticelli, via Mazzini e via Barraccu. In tutto «1095 giorni di sofferenza, 36 mesi di affitto, alloggi di fortuna, mutui pagati senza sapere se le case si riapriranno mai – denunciano – migliaia di euro bruciati come ciò che ha distrutto il rogo, senza assistenza psicologica o risposte chiare sul futuro». Il 18 luglio 2017 le fiamme partite dal magazzino di “Risparmio Casa”, al piano interrato, durarono 18 ore e resero il palazzo inagibile. «La ricostruzione rapida sembrava possibile, ma la burocrazia ci ha frenato», recriminano. «La curia, il centro di ascolto, i volontari del Rosario, altre associazioni e i cittadini hanno raccolto fondi ma abbiamo da subito a pagato affitti, mutui e perizie, 20mila euro già sborsati e 52mila ancora da sborsare». Chiedono che «si arrivi presto a sentenza». Regione, Provincia e Comune siano «nostri portavoce con le assicurazioni, per liquidare i danni e ristrutturare o ricostruire il palazzo», propongono. Le banche, poi, «prevedano mutui o prestiti agevolati con l'intervento di Regione, Provincia e Comune - suggeriscono - il Banco di Sardegna ha l'ipoteca sugli immobili della Sofingi Costruzioni per il 65% delle quote condominiali, anticipi la messa in sicurezza e si rifaccia sui responsabili dell'incendio e sulle loro assicurazioni». Chiedono udienza e soprattutto sostegno economico: «Permetteteci di affrontare le spese e si organizzino eventi per raccogliere fondi».
Si parlerà di «ottantuno appartamenti bruciati, con due morti, Nicolino Doro e Francesco Piras, 145 persone senza abitazione, tre anni di deportazione senza sostegno dalle istituzioni, prima di vedere l'inizio dei lavori di ricostruzione», recita il documento dei residenti di via Vittorio Emanuele, via Botticelli, via Mazzini e via Barraccu. In tutto «1095 giorni di sofferenza, 36 mesi di affitto, alloggi di fortuna, mutui pagati senza sapere se le case si riapriranno mai – denunciano – migliaia di euro bruciati come ciò che ha distrutto il rogo, senza assistenza psicologica o risposte chiare sul futuro». Il 18 luglio 2017 le fiamme partite dal magazzino di “Risparmio Casa”, al piano interrato, durarono 18 ore e resero il palazzo inagibile. «La ricostruzione rapida sembrava possibile, ma la burocrazia ci ha frenato», recriminano. «La curia, il centro di ascolto, i volontari del Rosario, altre associazioni e i cittadini hanno raccolto fondi ma abbiamo da subito a pagato affitti, mutui e perizie, 20mila euro già sborsati e 52mila ancora da sborsare». Chiedono che «si arrivi presto a sentenza». Regione, Provincia e Comune siano «nostri portavoce con le assicurazioni, per liquidare i danni e ristrutturare o ricostruire il palazzo», propongono. Le banche, poi, «prevedano mutui o prestiti agevolati con l'intervento di Regione, Provincia e Comune - suggeriscono - il Banco di Sardegna ha l'ipoteca sugli immobili della Sofingi Costruzioni per il 65% delle quote condominiali, anticipi la messa in sicurezza e si rifaccia sui responsabili dell'incendio e sulle loro assicurazioni». Chiedono udienza e soprattutto sostegno economico: «Permetteteci di affrontare le spese e si organizzino eventi per raccogliere fondi».
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