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La Medicina sportiva non riparte stop forzato per centinaia di atleti

La Medicina sportiva non riparte stop forzato per centinaia di atleti

ALGHERO. Che la sanità regionale sia in grosse difficoltà è cosa nota, ma talvolta si arriva al paradosso. È il caso del servizio di Medicina sportiva della Asl di Alghero che è ancora chiuso,...

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ALGHERO. Che la sanità regionale sia in grosse difficoltà è cosa nota, ma talvolta si arriva al paradosso. È il caso del servizio di Medicina sportiva della Asl di Alghero che è ancora chiuso, nonostante la ripartenza delle attività sportive dopo il lockdown.

In sostanza c’è il via libera per lo sport, ma per poterlo praticare è necessario il certificato medico sportivo che ad Alghero, ormai da mesi, non è possibile ottenere. Questo rappresenta un grosso problema. L’ambulatorio di medicina sportiva, ospitato nel palazzo della Sanità in via degli Orti, ora si vocifera debba essere trasferito all’ospedale Marino. Certezze ancora nessuna. A intervenire a gran voce sono diversi genitori e atleti che bollano la situazione come «vergognosa e insostenibile. I nostri amministratori – dicono – dovrebbero agire concretamente, senza perdere tempo in giro a fare selfie e propaganda inutile». Sull’argomento interviene anche Antonello Muroni che, oltre a essere istruttore nazionale minibasket, è anche segretario regionale della Federazione nazionale operatori dello sport Ugl: «Sul territorio di Alghero la Asl non riesce a riaprire l’importantissimo servizio di Medicina sportiva e, a metà settembre, ancora niente. Centinaia di ragazzi e ragazze bloccati per sei mesi a causa del Covid 19 ora non possono ancora riprendere gli allenamenti per l’incuria e l’inettitudine di una struttura amministrativa che non riesce a rendere funzionale un servizio così importante per la collettività». Per Muroni, «la riapertura del servizio di Medicina dello sport che si occupa di tutelare la salute di coloro che, a qualsiasi età, svolgono o intendono svolgere un’attività fisica e sportiva, dove la prevenzione recita un ruolo di primo piano con una visione diversa dello sport, è fondamentale». Oltre il danno la beffa, perché questa chiusura costringe le famiglie a rivolgersi a strutture private per avere la certificazione, spendendo tra i 50 e 55 euro. Ad Alghero, prima del lockdown, le visite venivano effettuate da un unico medico sportivo e da un cardiologo che ha pochissime ore a disposizione per oltre tremila prestazioni l’anno. Tra l’altro, come evidenziato anche da Muroni, «nell’ambulatorio di via Degli Orti, si opera in un unico locale con apparecchiature tecnologiche che necessiterebbero di essere migliorate o, meglio ancora, sostituite e il servizio alla numerosa utenza è di poche ore alla settimana». Sul possibile trasferimento all’ospedale Marino, secondo Muroni «forse restituirebbe all’intera collettività dell’area vasta quelle competenze di altissimo livello che hanno fatto del Marino e dei suoi operatori un polo di eccellenza per Ortopedia-Fisiatria e Traumatologia integrandolo a servizi come la Reumatologia. Se dovesse arrivare la Chirurgia Robotica, sarebbe un ulteriore tassello per far diventare il Marino un’eccellenza anche in campo medico sportivo».

Nicola Nieddu

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