Speranza, indagini chiuse Farci verso il processo

La Procura ha completato gli accertamenti per fare luce sul femminicidio Dissequestrato l’appartamento in cui a dicembre sarebbe avvenuto il delitto

ALGHERO. Due settimane fa, a dieci mesi dalla tragica scomparsa, aveva potuto avere finalmente il funerale nella chiesa di Uri dove vivono i suoi cari, a breve la famiglia di Speranza Ponti potrà anche chiedere giustizia davanti alla legge e costituirsi parte civile nel processo.

Si sono concluse i giorni scorsi infatti le lunghe indagini della Procura di Sassari per ricostruire i tempi e i modi in cui la 50enne sarebbe stata uccisa e poi abbandonata in un campo nella zona di Monte Carru, all’ingresso di Alghero.

E qualche giorno fa sono caduti anche gli ultimi sigilli dall’appartamento di via Vittorio Emanuele, la casa in cui Speranza era andata a vivere con Massimiliano Farci, 53 anni originario di Assemini, ergastolano in semilibertà per il quale era rientrata in Sardegna dopo aver lasciato un lavoro a Genova e venduto un appartamento nel capoluogo ligure.

Davanti ai carabinieri del nucleo operativo di Alghero i familiari di Speranza, assistiti dall’avvocato Stefano Carboni hanno portato via gli effetti personali della figlia rimasti all’interno dell’appartamento in cui per settimane i Ris avevano cercato conferme al racconto che Massimiliano Farci aveva reso davanti agli inquirenti al momento dell’arresto.

Dopo aver fatto ritrovare il corpo della fidanzata, a fine gennaio Farci aveva detto ai carabinieri e al magistrato di aver trovato Speranza impiccata il 5 dicembre nella casa di via Vittorio Emanuele e di aver deciso di nascondere il suo corpo per paura di non essere creduto visti i suoi precedenti con la giustizia.

Le analisi del Ris avevano però smentito fin da subito l’ipotesi del suicidio. Durante il primo sopralluogo in casa non era stata trovata infatti alcuna traccia di sfregamento sullo stipite, nemmeno nella parte opposta della maniglia in cui l’ergastolano aveva detto di aver trovato la compagna.

In via Vittorio Emanuele sono arrivati in momenti separati anche i genitori di Farci, assistiti dall’avvocato Daniele Solinas. Anche loro hanno portato via alcuni indumenti del figlio rinchiuso nel carcere di Bancali e poi sono andati via. Concluse le operazioni l’appartamento è stato restituito alla proprietaria. Ora per Farci si avvicina il momento del processo. La Procura potrebbe chiedere il giudizio immediato, saltando così l’udienza preliminare.

Gli inquirenti sono convinti che Farci abbia ucciso la fidanzata per impossessarsi dei suoi soldi e poi si sia disfatto del suo corpo. A incastrarlo erano stati i prelievi di denaro fatti poco dopo la morte di Speranza nelle poste centrali di via Carducci con le carte della fidanzata appena scomparsa. «Mi ha lasciato ed è partita – aveva detto a tutti – ma il suo castello di menzogne è crollato dopo meno di due mesi».

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